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Capitolo 1
Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re
d'Israele, per conoscere la sapienza e la
disciplina, per acquistare un'istruzione
illuminata, equità, giustizia e rettitudine,
per dare agli inesperti l'accortezza, ai
giovani conoscenza e riflessione.
Ascolti il saggio e aumenterà il sapere,
e l'uomo accorto acquisterà il dono del consiglio,
per comprendere le massime dei saggi e i
loro enigmi.
Il timore del Signore è il principio della
scienza.
Ascolta, figlio, l'istruzione di tuo padre
e l'insegnamento di tua madre, perché saranno
una corona graziosa sul tuo capo.
Se i peccatori ti vogliono traviare, non
acconsentire!
Se ti dicono: <<Vieni con noi, insidiamo
impunemente l'innocente, tu getterai la sorte
insieme con noi, una sola borsa avremo in
comune>>, non andare per la loro strada!
I loro passi corrono verso il male.
La Sapienza grida, nelle piazze fa udire
la voce: <<Fino a quando, o inesperti,
amerete l'inesperienza e i beffardi si compiaceranno
delle loro beffe e gli sciocchi avranno in
odio la scienza? Volgetevi alle mie esortazioni:
effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò
le mie parole. Poiché vi ho chiamato e avete
rifiutato; avete trascurato ogni mio consiglio
e la mia esortazione non avete accolto; anch'io
riderò delle vostre sventure, quando vi colpirà
l'angoscia e la tribolazione.
Allora mi invocheranno, ma io non risponderò.
Poiché hanno odiato la sapienza e non hanno
amato il timore del Signore mangeranno il
frutto della loro condotta e si sazieranno
dei risultati delle loro decisioni. Lo sbandamento
degli inesperti li ucciderà e la spensieratezza
degli sciocchi li farà perire; ma chi ascolta
me vivrà sicuro dal timore del male>>.
Capitolo 2
Se custodirai i miei precetti, tendendo l'orecchio
alla sapienza, inclinando il cuore alla prudenza,
se invocherai l'intelligenza e chiamerai
la saggezza, se la ricercherai come l'argento
e per essa scaverai come per i tesori, comprenderai
il timore del Signore e troverai la scienza
di Dio, perché il Signore dà la sapienza,
dalla sua bocca esce scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti la sua protezione.
Comprenderai l'equità, la giustizia e la
rettitudine, perché la sapienza entrerà nel
tuo cuore e la scienza delizierà il tuo animo.
La riflessione ti custodirà e l'intelligenza
veglierà su di te, per salvarti dalla via
del male.
Per questo tu camminerai sulla strada dei
buoni e ti atterrai ai sentieri dei giusti,
perché i retti abiteranno nel paese ma i
malvagi saranno sterminati dalla terra.
Capitolo 3
I miei precetti, ti porteranno lunghi anni
di vita e pace.
Bontà e fedeltà non ti abbandonino e otterrai
favore agli occhi di Dio e degli uomini.
Confida nel Signore con tutto il cuore e
non appoggiarti sulla tua intelligenza; in
tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà
i tuoi sentieri.
Non credere di essere saggio, temi il Signore
e sta lontano dal male.
Onora il Signore con le primizie di tutti
i tuoi raccolti; i tuoi granai si riempiranno
di grano. Il Signore ha fondato la terra
con la sapienza, ha consolidato i cieli con
intelligenza; dalla sua scienza sono stati
aperti gli abissi e le nubi stillano rugiada.
Conserva il consiglio e la riflessione, e
il tuo piede non inciamperà.
Se ti coricherai, non avrai da temere e il
tuo sonno sarà dolce.
Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno,
se è in tuo potere il farlo.
Non dire al tuo prossimo: <<Và, ripassa,
te lo darò domani>>, se hai ciò che
ti chiede.
Non tramare il male contro il prossimo mentre
egli dimora fiducioso presso di te. Non litigare
senza motivo.
Non imitare la condotta dell'uomo violento,
perché il Signore ha in abominio il malvagio,
mentre la sua amicizia è per i giusti.
Capitolo 4
Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza;
non dimenticare le parole della mia bocca
e non allontanartene mai.
Principio della sapienza: acquista la sapienza;
a costo di tutto ciò che possiedi acquista
l'intelligenza.
Stimala ed essa ti esalterà.
Ti indico la via della sapienza; ti guido
per i sentieri della rettitudine.
Quando cammini non saranno intralciati i
tuoi passi, e se corri, non inciamperai.
Non battere la strada degli empi e non procedere
per la via dei malvagi.
La strada dei giusti è come la luce dell'alba,
che aumenta lo splendore fino al meriggio.
La via degli empi è come l'oscurità: non
sanno dove saranno spinti a cadere.
Custodisci i miei detti nel cuore, perché
sono vita per chi li trova.
Con ogni cura vigila sul cuore perché da
esso sgorga la vita.
Tieni lungi da te la bocca perversa e allontana
da te le labbra fallaci.
I tuoi occhi guardino diritto davanti a te.
Bada alla strada dove metti il piede e tutte
le tue vie siano ben rassodate.
Non deviare né a destra né a sinistra, tieni
lontano il piede dal male.
Capitolo 5
Fà attenzione alla mia sapienza e porgi l'orecchio
alla mia intelligenza, perché tu possa seguire
le mie riflessioni e le tue labbra custodiscano
la scienza.
Ascoltami e non allontanarti dalle parole
della mia bocca.
Bevi l'acqua della tua cisterna e quella
che zampilla dal tuo pozzo, perché le tue
sorgenti non scorrano al di fuori, i tuoi
ruscelli nelle pubbliche piazze, ma siano
per te solo e non per degli estranei insieme
a te.
Sia benedetta la tua sorgente; trova gioia
nella donna della tua giovinezza: cerva amabile,
gazzella graziosa, essa s'intrattenga con
te; le sue tenerezze ti inebrino sempre;
sii tu sempre invaghito del suo amore!
Capitolo 6
Se hai garantito per il tuo prossimo, se
ti sei legato con parole fà così per liberartene:
poiché sei caduto nelle mani del tuo prossimo,
và, gèttati ai suoi piedi, importuna il tuo
prossimo; non concedere sonno ai tuoi occhi
né riposo alle tue palpebre, lìberatene come
la gazzella dal laccio.
Và dalla formica, o pigro, guarda le sue
abitudini e diventa saggio.
Essa non ha né capo, né sorvegliante, né
padrone, eppure d'estate si provvede il vitto,
al tempo della mietitura accumula il cibo.
Fino a quando, pigro, starai a dormire? Quando
ti scuoterai dal sonno?
Un pò dormire, un pò sonnecchiare, un pò
incrociare le braccia per riposare e intanto
giunge a te la miseria e l'indigenza, come
un mendicante.
Il perverso va con la bocca distorta, ammicca
con gli occhi, stropiccia i piedi e fa cenni
con le dita. Cova propositi malvagi nel cuore,
in ogni tempo suscita liti.
Per questo improvvisa verrà la sua rovina,
in un attimo crollerà senza rimedio.
Sette cose sono in abominio al Signore: occhi
alteri, lingua bugiarda, mani che versano
sangue innocente, cuore che trama iniqui
progetti, piedi che corrono rapidi verso
il male, falso testimone che diffonde menzogne
e chi provoca litigi tra fratelli.
Osserva il comando di tuo padre, non disprezzare
l'insegnamento di tua madre. Fissali sempre
nel tuo cuore poiché il comando è una lampada
e l'insegnamento una luce, per preservarti
dalla donna altrui.
Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza;
non lasciarti adescare dai suoi sguardi,
perché la maritata mira a una vita preziosa.
Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi
le vesti o camminare sulla brace senza scottarsi
i piedi?
Così chi si accosta alla donna altrui, chi
la tocca, non resterà impunito.
Non si disapprova un ladro, se ruba per soddisfare
la fame; eppure, se è preso, dovrà restituire
sette volte, consegnare tutti i beni della
sua casa.
Se ho riposto la mia speranza nell'oro e
all'oro fino ho detto: <<Tu sei la
mia fiducia>>; se godevo perché grandi
erano i miei beni e guadagnava molto la mia
mano; se vedendo il sole risplendere e la
luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre
in segreto il mio cuore e con la mano alla
bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe
stato un delitto da tribunale, perché avrei
rinnegato Dio che sta in alto.
Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico
e ho esultato perché lo colpiva la sventura,
io che non ho permesso alla mia lingua di
peccare, augurando la sua morte con imprecazioni?
non diceva forse la gente
della mia tenda: <<A chi non ha dato
delle sue carni per saziarsi?>>. All'aperto
non passava la notte lo straniero e al viandante
aprivo le mie porte. Non ho nascosto, alla
maniera degli uomini, la mia colpa, tenendo
celato il mio delitto in petto, come se temessi
molto la folla, e il disprezzo delle tribù
mi spaventasse, sì da starmene zitto senza
uscire di casa. Se contro di me grida la
mia terra e i suoi solchi piangono con essa;
se ho mangiato il suo frutto senza pagare
e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori,
in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia
al posto dell'orzo. Oh, avessi uno che mi
ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente
mi risponda! Il documento scritto dal mio
avversario vorrei certo portarlo sulle mie
spalle e cingerlo come mio diadema! Il numero
dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei
a lui come sovrano.
Capitolo XXXII
Quei tre uomini cessarono di rispondere a
Giobbe, perchè egli si riteneva giusto.
Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio
di Barachele il Buzita, della tribù di Ram.
Si accese di sdegno contro Giobbe, perché
pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio;
si accese di sdegno anche contro i suoi tre
amici, perché non avevano trovato di che
rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe
colpevole.
Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano
con Giobbe, perché erano più vecchi di lui
in età.
Quando dunque vide che sulla bocca di questi
tre uomini non vi era più alcuna risposta,
Eliu si accese di sdegno. Presa dunque la
parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita,
disse: Giovane io sono di anni e voi siete
già canuti; per questo ho esitato per rispetto
a manifestare a voi il mio sapere.
Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno
la sapienza. Ma certo essa è un soffio nell'uomo;
l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente.
Non sono i molti anni a dar la sapienza,
né sempre i vecchi distinguono ciò che è
giusto. Per questo io oso dire: Ascoltatemi;
anch'io esporrò il mio sapere.
Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso
l'orecchio ai vostri argomenti. Finché andavate
in cerca di argomenti su di voi fissai l'attenzione.
Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe,
nessuno tra di voi risponde ai suoi detti.
Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza,
ma lo confuti Dio, non l'uomo! Egli non mi
ha rivolto parole, e io non gli risponderò
con le vostre parole. Sono vinti, non rispondono
più, mancano loro le parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché
stanno lì senza risposta, voglio anch'io
dire la mia parte, anch'io esporrò il mio
parere; mi sento infatti pieno di parole,
mi preme lo spirito che è dentro di me.
Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo,
come vino che squarcia gli otri nuovi.
Parlerò e mi sfogherò, aprirò le labbra e
risponderò. Non guarderò in faccia ad alcuno,
non adulerò nessuno, perché io non so adulare:
altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.
Capitolo XXXIII
Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua
entro il mio palato. Il mio cuore dirà sagge
parole e le mie labbra parleranno chiaramente.
Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio
dell'Onnipotente mi d vita.
Se puoi, rispondimi, prepàrati davanti a
me, st pronto. Ecco, io sono come te di fronte
a Dio e anch'io sono stato tratto dal fango:
ecco, nulla hai da temere da me, né graverò
su di te la mano. Non hai fatto che dire
ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei
tuoi detti: <<Puro son io, senza peccato,
io sono mondo, non ho
colpa; ma egli contro di me trova pretesti
e mi stima suo nemico; pone in ceppi i miei
piedi e spia tutti i miei passi!>>.
Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell'uomo.
Perché ti lamenti di lui, se non risponde
ad ogni tua parola? Dio parla in un modo
o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla
nel sogno, visione notturna, quando cade
il sopore sugli uomini e si addormentano
sul loro giaciglio; apre allora l'orecchio
degli uomini e con apparizioni li spaventa,
per distogliere l'uomo dal male e tenerlo
lontano dall'orgoglio, per prØ= € i è indolente nel lavoro è fratello del
dissipatore.
Torre fortissima è il nome del Signore: il
giusto vi si rifugia ed è al sicuro.
Prima della caduta il cuore dell'uomo si
esalta, ma l'umiltà viene prima della gloria.
Chi risponde prima di avere ascoltato mostra
stoltezza a propria confusione.
Lo spirito dell'uomo lo sostiene nella malattia,
ma uno spirito afflitto chi lo solleverà?
Il dono fa largo all'uomo e lo introduce
alla presenza dei grandi.
Un fratello offeso è più irriducibile d'una
roccaforte, le liti sono come le sbarre di
un castello.
Morte e vita sono in potere della lingua
e chi l'accarezza ne mangerà i frutti.
Il povero parla con suppliche, il ricco risponde
con durezza.
Ci sono compagni che conducono alla rovina,
ma anche amici più affezionati di un fratello.
Capitolo 19
Meglio un povero di condotta integra che
un ricco di costumi perversi.
La stoltezza intralcia il cammino dell'uomo
e poi egli si adira contro il Signore.
Le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il
povero è abbandonato anche dall'amico che
ha. Molti sono gli adulatori dell'uomo generoso
e tutti sono amici di chi fa doni.
E` avvedutezza per l'uomo rimandare lo sdegno
ed è sua gloria passare sopra alle offese.
La pigrizia fa cadere in torpore, l'indolente
patirà la fame.
Chi custodisce il comando custodisce se stesso,
chi trascura la propria condotta morirà.
Chi fa la carità al povero fa un prestito
al Signore che gli ripagherà la buona azione.
Il violento deve essere punito, se lo risparmi,
lo diventerà ancora di più.
Ascolta il consiglio e accetta la correzione,
per essere saggio in avvenire.
Molte sono le idee nella mente dell'uomo,
ma solo il disegno del Signore resta saldo.
Il timore di Dio conduce alla vita e chi
ne è pieno riposerà non visitato dalla sventura.
Capitolo 20
E` una gloria per l'uomo astenersi dalle
contese, attaccar briga è proprio degli stolti.
Il pigro non ara d'autunno, e alla mietitura
cerca, ma non trova nulla.
Come acque profonde sono i consigli nel cuore
umano, l'uomo accorto le sa attingere. Molti
si proclamano gente per bene, ma una persona
fidata chi la trova?
Il giusto si regola secondo la sua integrità;
beati i figli che lascia dietro di sé!
Doppio peso e doppia misura sono due cose
in abominio al Signore.
Già con i suoi giochi il fanciullo dimostra
se le sue azioni saranno pure e rette.
L'orecchio che ascolta e l'occhio che vede:
l'uno e l'altro ha fatto il Signore.
Non amare il sonno per non diventare povero,
tieni gli occhi aperti e avrai pane a sazietà.
C'è oro e ci sono molte perle, ma la cosa
più preziosa sono le labbra istruite.
Pondera bene i tuoi disegni, consigliandoti,
e fà la guerra con molta riflessione.
Chi va in giro sparlando rivela un segreto,
non associarti a chi ha sempre aperte le
labbra. I guadagni accumulati in fretta da
principio non saranno benedetti alla fine.
Non dire: <<Voglio ricambiare il male>>,
confida nel Signore ed egli ti libererà.
Il doppio peso è in abominio al Signore e
le bilance false non sono un bene.
Dal Signore sono diretti i passi dell'uomo
e come può l'uomo comprender la propria via?
E` un laccio per l'uomo esclamare subito:
<<Sacro!>> e riflettere solo
dopo aver fatto il voto.
Un re saggio passa al vaglio i malvagi e
ritorna su di loro con la ruota.
Lo spirito dell'uomo è una fiaccola del Signore
che scruta tutti i segreti recessi del cuore.
Bontà e fedeltà vegliano sul re, sulla bontà
è basato il suo trono.
Vanto dei giovani è la loro forza, ornamento
dei vecchi è la canizie.
Le ferite sanguinanti spurgano il male, le
percosse purificano i recessi del cuore.
Capitolo 21
Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono
rette, ma chi pesa i cuori è il Signore.
Praticare la giustizia e l'equità per il
Signore vale più di un sacrificio.
I piani dell'uomo diligente si risolvono
in profitto, ma chi è precipitoso va verso
l'indigenza.
Accumulare tesori a forza di menzogne è vanità
effimera di chi cerca la morte.
La violenza degli empi li travolge, perché
rifiutano di praticare la giustizia.
L'anima del malvagio desidera far il male
e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà.
Chi chiude l'orecchio al grido del povero
invocherà a sua volta e non otterrà risposta.
Un regalo fatto in segreto calma la collera,
un dono di sotto mano placa il furore violento.
E` una gioia per il giusto che sia fatta
giustizia, mentre è un terrore per i malfattori.
Diventerà indigente chi ama i piaceri e chi
ama vino e profumi non arricchirà.
Tesori preziosi e profumi sono nella dimora
del saggio, ma lo stolto dilapida tutto.
Chi segue la giustizia e la misericordia
troverà vita e gloria.
Chi custodisce la bocca e la lingua preserva
se stesso dai dispiaceri.
Il superbo arrogante si chiama beffardo,
egli agisce nell'eccesso dell'insolenza.
I desideri del pigro lo portano alla morte,
perché le sue mani rifiutano di lavorare.
Tutta la vita l'empio indulge alla cupidigia,
mentre il giusto dona senza risparmiare.
Il falso testimone perirà, ma l'uomo che
ascolta potrà parlare sempre.
L'empio assume un'aria sfrontata, l'uomo
retto controlla la propria condotta.
Non c'è sapienza, non c'è prudenza, non c'è
consiglio di fronte al Signore.
Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia,
ma al Signore appartiene la vittoria.
Capitolo 22
Un buon nome vale più di grandi ricchezze
e la benevolenza altrui più dell'argento
e dell'oro.
Il ricco e il povero si incontrano, il Signore
ha creato l'uno e l'altro.
L'accorto vede il pericolo e si nasconde,
gli inesperti vanno avanti e la pagano.
Frutti dell'umiltà sono il timore di Dio,
la ricchezza, l'onore e la vita.
Spine e tranelli sono sulla via del perverso;
chi ha cura di se stesso sta lontano.
Abitua il giovane secondo la via da seguire;
neppure da vecchio se ne allontanerà.
Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti
è schiavo del suo creditore.
Chi ha l'occhio generoso sarà benedetto,
perché egli dona del suo pane al povero.
Scaccia il beffardo e la discordia se ne
andrà e cesseranno i litigi e gli insulti.
Gli occhi del Signore proteggono la scienza
ed egli confonde le parole del perfido.
La stoltezza è legata al cuore del fanciullo,
ma il bastone della correzione l'allontanerà
da lui.
opprimere il povero non fa che arricchirlo,
dare a un ricco non fa che impoverirlo.
Porgi l'orecchio e ascolta le parole dei
sapienti e applica la tua mente alla mia
istruzione,
perché ti sarà piacevole custodirle nel tuo
intimo e averle tutte insieme pronte sulle
labbra.
Perché la tua fiducia sia riposta nel Signore,
voglio indicarti oggi la tua strada.
Non ti ho scritto forse trenta tra consigli
e istruzioni,
perché tu sappia esprimere una parola giusta
e rispondere con parole sicure a chi ti interroga?
Non depredare il povero, perché egli è povero,
e non affliggere il misero in tribunale,
perché il Signore difenderà la loro causa
e spoglierà della vita coloro che li hanno
spogliati.
Non ti associare a un collerico e non praticare
un uomo iracondo,
per non imparare i suoi costumi e procurarti
una trappola per la tua vita.
Non essere di quelli che si fanno garanti
o che s'impegnano per debiti altrui,
perché, se poi non avrai da pagare, ti si
toglierà il letto di sotto a te.
Non spostare il confine antico, posto dai
tuoi padri.
Hai visto un uomo sollecito nel lavoro? Egli
si sistemerà al servizio del re, non resterà
al servizio di persone oscure.
Capitolo 23
Se ho riposto la mia speranza nell'oro e
all'oro fino ho detto: <<Tu sei la
mia fiducia>>; se godevo perché grandi
erano i miei beni e guadagnava molto la mia
mano; se vedendo il sole risplendere e la
luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre
in segreto il mio cuore e con la mano alla
bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe
stato un delitto da tribunale, perché avrei
rinnegato Dio che sta in alto.
Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico
e ho esultato perché lo colpiva la sventura,
io che non ho permesso alla mia lingua di
peccare, augurando la sua morte con imprecazioni?
non diceva forse la gente
della mia tenda: <<A chi non ha dato
delle sue carni per saziarsi?>>. All'aperto
non passava la notte lo straniero e al viandante
aprivo le mie porte. Non ho nascosto, alla
maniera degli uomini, la mia colpa, tenendo
celato il mio delitto in petto, come se temessi
molto la folla, e il disprezzo delle tribù
mi spaventasse, sì da starmene zitto senza
uscire di casa. Se contro di me grida la
mia terra e i suoi solchi piangono con essa;
se ho mangiato il suo frutto senza pagare
e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori,
in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia
al posto dell'orzo. Oh, avessi uno che mi
ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente
mi risponda! Il documento scritto dal mio
avversario vorrei certo portarlo sulle mie
spalle e cingerlo come mio diadema! Il numero
dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei
a lui come sovrano.
Capitolo XXXII
Quei tre uomini cessarono di rispondere a
Giobbe, perchè egli si riteneva giusto.
Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio
di Barachele il Buzita, della tribù di Ram.
Si accese di sdegno contro Giobbe, perché
pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio;
si accese di sdegno anche contro i suoi tre
amici, perché non avevano trovato di che
rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe
colpevole.
Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano
con Giobbe, perché erano più vecchi di lui
in età.
Quando dunque vide che sulla bocca di questi
tre uomini non vi era più alcuna risposta,
Eliu si accese di sdegno. Presa dunque la
parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita,
disse: Giovane io sono di anni e voi siete
già canuti; per questo ho esitato per rispetto
a manifestare a voi il mio sapere.
Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno
la sapienza. Ma certo essa è un soffio nell'uomo;
l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente.
Non sono i molti anni a dar la sapienza,
né sempre i vecchi distinguono ciò che è
giusto. Per questo io oso dire: Ascoltatemi;
anch'io esporrò il mio sapere.
Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso
l'orecchio ai vostri argomenti. Finché andavate
in cerca di argomenti su di voi fissai l'attenzione.
Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe,
nessuno tra di voi risponde ai suoi detti.
Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza,
ma lo confuti Dio, non l'uomo! Egli non mi
ha rivolto parole, e io non gli risponderò
con le vostre parole. Sono vinti, non rispondono
più, mancano loro le parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché
stanno lì senza risposta, voglio anch'io
dire la mia parte, anch'io esporrò il mio
parere; mi sento infatti pieno di parole,
mi preme lo spirito che è dentro di me.
Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo,
come vino che squarcia gli otri nuovi.
Parlerò e mi sfogherò, aprirò le labbra e
risponderò. Non guarderò in faccia ad alcuno,
non adulerò nessuno, perché io non so adulare:
altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.
Capitolo XXXIII
Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi,
ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua
entro il mio palato. Il mio cuore dirà sagge
parole e le mie labbra parleranno chiaramente.
Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio
dell'Onnipotente mi d vita.
Se puoi, rispondimi, prepàrati davanti a
me, st pronto. Ecco, io sono come te di fronte
a Dio e anch'io sono stato tratto dal fango:
ecco, nulla hai da temere da me, né graverò
su di te la mano. Non hai fatto che dire
ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei
tuoi detti: <<Puro son io, senza peccato,
io sono mondo, non ho
colpa; ma egli contro di me trova pretesti
e mi stima suo nemico; pone in ceppi i miei
piedi e spia tutti i miei passi!>>.
Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione.
Dio è infatti più grande dell'uomo.
Perché ti lamenti di lui, se non risponde
ad ogni tua parola? Dio parla in un modo
o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla
nel sogno, visione notturna, quando cade
il sopore sugli uomini e si addormentano
sul loro giaciglio; apre allora l'orecchio
degli uomini e con apparizioni li spaventa,
per distogliere l'uomo dal male e tenerlo
lontano dall'orgoglio, per prØ= €