Capitolo 1

Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re d'Israele, per conoscere la sapienza e la disciplina, per acquistare un'istruzione illuminata, equità, giustizia e rettitudine, per dare agli inesperti l'accortezza, ai giovani conoscenza e riflessione.
Ascolti il saggio e aumenterà il sapere, e l'uomo accorto acquisterà il dono del consiglio, per comprendere le massime dei saggi e i loro enigmi.
Il timore del Signore è il principio della scienza.
Ascolta, figlio, l'istruzione di tuo padre e l'insegnamento di tua madre, perché saranno una corona graziosa sul tuo capo.
Se i peccatori ti vogliono traviare, non acconsentire!
Se ti dicono: <<Vieni con noi, insidiamo impunemente l'innocente, tu getterai la sorte insieme con noi, una sola borsa avremo in comune>>, non andare per la loro strada!
I loro passi corrono verso il male.
La Sapienza grida, nelle piazze fa udire la voce: <<Fino a quando, o inesperti, amerete l'inesperienza e i beffardi si compiaceranno delle loro beffe e gli sciocchi avranno in odio la scienza? Volgetevi alle mie esortazioni: effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le mie parole. Poiché vi ho chiamato e avete rifiutato; avete trascurato ogni mio consiglio e la mia esortazione non avete accolto; anch'io riderò delle vostre sventure, quando vi colpirà l'angoscia e la tribolazione.
Allora mi invocheranno, ma io non risponderò. Poiché hanno odiato la sapienza e non hanno amato il timore del Signore mangeranno il frutto della loro condotta e si sazieranno dei risultati delle loro decisioni. Lo sbandamento degli inesperti li ucciderà e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire; ma chi ascolta me vivrà sicuro dal timore del male>>.

Capitolo 2

Se custodirai i miei precetti, tendendo l'orecchio alla sapienza, inclinando il cuore alla prudenza, se invocherai l'intelligenza e chiamerai la saggezza, se la ricercherai come l'argento e per essa scaverai come per i tesori, comprenderai il timore del Signore e troverai la scienza di Dio, perché il Signore dà la sapienza, dalla sua bocca esce scienza e prudenza.
Egli riserva ai giusti la sua protezione.
Comprenderai l'equità, la giustizia e la rettitudine, perché la sapienza entrerà nel tuo cuore e la scienza delizierà il tuo animo.
La riflessione ti custodirà e l'intelligenza veglierà su di te, per salvarti dalla via del male.
Per questo tu camminerai sulla strada dei buoni e ti atterrai ai sentieri dei giusti, perché i retti abiteranno nel paese ma i malvagi saranno sterminati dalla terra.

Capitolo 3

I miei precetti, ti porteranno lunghi anni di vita e pace.
Bontà e fedeltà non ti abbandonino e otterrai favore agli occhi di Dio e degli uomini. Confida nel Signore con tutto il cuore e non appoggiarti sulla tua intelligenza; in tutti i tuoi passi pensa a lui ed egli appianerà i tuoi sentieri.
Non credere di essere saggio, temi il Signore e sta lontano dal male.
Onora il Signore con le primizie di tutti i tuoi raccolti; i tuoi granai si riempiranno di grano. Il Signore ha fondato la terra con la sapienza, ha consolidato i cieli con intelligenza; dalla sua scienza sono stati aperti gli abissi e le nubi stillano rugiada.
Conserva il consiglio e la riflessione, e il tuo piede non inciamperà.
Se ti coricherai, non avrai da temere e il tuo sonno sarà dolce.
Non negare un beneficio a chi ne ha bisogno, se è in tuo potere il farlo.
Non dire al tuo prossimo: <<Và, ripassa, te lo darò domani>>, se hai ciò che ti chiede.
Non tramare il male contro il prossimo mentre egli dimora fiducioso presso di te. Non litigare senza motivo.
Non imitare la condotta dell'uomo violento, perché il Signore ha in abominio il malvagio, mentre la sua amicizia è per i giusti.

Capitolo 4

Acquista la sapienza, acquista l'intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non allontanartene mai.
Principio della sapienza: acquista la sapienza; a costo di tutto ciò che possiedi acquista l'intelligenza.
Stimala ed essa ti esalterà.
Ti indico la via della sapienza; ti guido per i sentieri della rettitudine.
Quando cammini non saranno intralciati i tuoi passi, e se corri, non inciamperai.
Non battere la strada degli empi e non procedere per la via dei malvagi.
La strada dei giusti è come la luce dell'alba, che aumenta lo splendore fino al meriggio.
La via degli empi è come l'oscurità: non sanno dove saranno spinti a cadere.
Custodisci i miei detti nel cuore, perché sono vita per chi li trova.
Con ogni cura vigila sul cuore perché da esso sgorga la vita.
Tieni lungi da te la bocca perversa e allontana da te le labbra fallaci.
I tuoi occhi guardino diritto davanti a te.
Bada alla strada dove metti il piede e tutte le tue vie siano ben rassodate.
Non deviare né a destra né a sinistra, tieni lontano il piede dal male.

Capitolo 5

Fà attenzione alla mia sapienza e porgi l'orecchio alla mia intelligenza, perché tu possa seguire le mie riflessioni e le tue labbra custodiscano la scienza.
Ascoltami e non allontanarti dalle parole della mia bocca.
Bevi l'acqua della tua cisterna e quella che zampilla dal tuo pozzo, perché le tue sorgenti non scorrano al di fuori, i tuoi ruscelli nelle pubbliche piazze, ma siano per te solo e non per degli estranei insieme a te.
Sia benedetta la tua sorgente; trova gioia nella donna della tua giovinezza: cerva amabile, gazzella graziosa, essa s'intrattenga con te; le sue tenerezze ti inebrino sempre; sii tu sempre invaghito del suo amore!

Capitolo 6

Se hai garantito per il tuo prossimo, se ti sei legato con parole fà così per liberartene: poiché sei caduto nelle mani del tuo prossimo, và, gèttati ai suoi piedi, importuna il tuo prossimo; non concedere sonno ai tuoi occhi né riposo alle tue palpebre, lìberatene come la gazzella dal laccio.
Và dalla formica, o pigro, guarda le sue abitudini e diventa saggio.
Essa non ha né capo, né sorvegliante, né padrone, eppure d'estate si provvede il vitto, al tempo della mietitura accumula il cibo.
Fino a quando, pigro, starai a dormire? Quando ti scuoterai dal sonno?
Un pò dormire, un pò sonnecchiare, un pò incrociare le braccia per riposare e intanto giunge a te la miseria e l'indigenza, come un mendicante.
Il perverso va con la bocca distorta, ammicca con gli occhi, stropiccia i piedi e fa cenni con le dita. Cova propositi malvagi nel cuore, in ogni tempo suscita liti.
Per questo improvvisa verrà la sua rovina, in un attimo crollerà senza rimedio.
Sette cose sono in abominio al Signore: occhi alteri, lingua bugiarda, mani che versano sangue innocente, cuore che trama iniqui progetti, piedi che corrono rapidi verso il male, falso testimone che diffonde menzogne e chi provoca litigi tra fratelli.
Osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre. Fissali sempre nel tuo cuore poiché il comando è una lampada e l'insegnamento una luce, per preservarti dalla donna altrui.
Non desiderare in cuor tuo la sua bellezza; non lasciarti adescare dai suoi sguardi, perché la maritata mira a una vita preziosa.
Si può portare il fuoco sul petto senza bruciarsi le vesti o camminare sulla brace senza scottarsi i piedi?
Così chi si accosta alla donna altrui, chi la tocca, non resterà impunito.
Non si disapprova un ladro, se ruba per soddisfare la fame; eppure, se è preso, dovrà restituire sette volte, consegnare tutti i beni della sua casa. Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: <<Tu sei la mia fiducia>>; se godevo perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano; se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale, perché avrei rinnegato Dio che sta in alto.
Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico e ho esultato perché lo colpiva la sventura, io che non ho permesso alla mia lingua di peccare, augurando la sua morte con imprecazioni? non diceva forse la gente
della mia tenda: <<A chi non ha dato delle sue carni per saziarsi?>>. All'aperto non passava la notte lo straniero e al viandante aprivo le mie porte. Non ho nascosto, alla maniera degli uomini, la mia colpa, tenendo celato il mio delitto in petto, come se temessi molto la folla, e il disprezzo delle tribù mi spaventasse, sì da starmene zitto senza uscire di casa. Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono con essa; se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori, in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia al posto dell'orzo. Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente mi risponda! Il documento scritto dal mio avversario vorrei certo portarlo sulle mie spalle e cingerlo come mio diadema! Il numero dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei a lui come sovrano.

Capitolo XXXII

Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perchè egli si riteneva giusto.
Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio; si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole.
Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età.
Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno. Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse: Giovane io sono di anni e voi siete
già canuti; per questo ho esitato per rispetto a manifestare a voi il mio sapere.
Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno la sapienza. Ma certo essa è un soffio nell'uomo; l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente. Non sono i molti anni a dar la sapienza, né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto. Per questo io oso dire: Ascoltatemi; anch'io esporrò il mio sapere.
Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso l'orecchio ai vostri argomenti. Finché andavate in cerca di argomenti su di voi fissai l'attenzione. Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe, nessuno tra di voi risponde ai suoi detti. Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza, ma lo confuti Dio, non l'uomo! Egli non mi ha rivolto parole, e io non gli risponderò con le vostre parole. Sono vinti, non rispondono più, mancano loro le parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché stanno lì senza risposta, voglio anch'io dire la mia parte, anch'io esporrò il mio parere; mi sento infatti pieno di parole, mi preme lo spirito che è dentro di me.
Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo, come vino che squarcia gli otri nuovi.
Parlerò e mi sfogherò, aprirò le labbra e risponderò. Non guarderò in faccia ad alcuno, non adulerò nessuno, perché io non so adulare: altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.

Capitolo XXXIII

Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi, ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua entro il mio palato. Il mio cuore dirà sagge parole e le mie labbra parleranno chiaramente. Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell'Onnipotente mi d vita.
Se puoi, rispondimi, prepàrati davanti a me, st pronto. Ecco, io sono come te di fronte a Dio e anch'io sono stato tratto dal fango: ecco, nulla hai da temere da me, né graverò su di te la mano. Non hai fatto che dire ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei tuoi detti: <<Puro son io, senza peccato, io sono mondo, non ho
colpa; ma egli contro di me trova pretesti e mi stima suo nemico; pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!>>. Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione. Dio è infatti più grande dell'uomo.
Perché ti lamenti di lui, se non risponde ad ogni tua parola? Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l'orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l'uomo dal male e tenerlo lontano dall'orgoglio, per prØ=€i è indolente nel lavoro è fratello del dissipatore.

Torre fortissima è il nome del Signore: il giusto vi si rifugia ed è al sicuro.
Prima della caduta il cuore dell'uomo si esalta, ma l'umiltà viene prima della gloria. Chi risponde prima di avere ascoltato mostra stoltezza a propria confusione.
Lo spirito dell'uomo lo sostiene nella malattia, ma uno spirito afflitto chi lo solleverà?
Il dono fa largo all'uomo e lo introduce alla presenza dei grandi.
Un fratello offeso è più irriducibile d'una roccaforte, le liti sono come le sbarre di un castello.
Morte e vita sono in potere della lingua e chi l'accarezza ne mangerà i frutti.
Il povero parla con suppliche, il ricco risponde con durezza.
Ci sono compagni che conducono alla rovina, ma anche amici più affezionati di un fratello.

Capitolo 19

Meglio un povero di condotta integra che un ricco di costumi perversi.
La stoltezza intralcia il cammino dell'uomo e poi egli si adira contro il Signore.
Le ricchezze moltiplicano gli amici, ma il povero è abbandonato anche dall'amico che ha. Molti sono gli adulatori dell'uomo generoso e tutti sono amici di chi fa doni.
E` avvedutezza per l'uomo rimandare lo sdegno ed è sua gloria passare sopra alle offese. La pigrizia fa cadere in torpore, l'indolente patirà la fame.
Chi custodisce il comando custodisce se stesso, chi trascura la propria condotta morirà. Chi fa la carità al povero fa un prestito al Signore che gli ripagherà la buona azione. Il violento deve essere punito, se lo risparmi, lo diventerà ancora di più.
Ascolta il consiglio e accetta la correzione, per essere saggio in avvenire.
Molte sono le idee nella mente dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo.
Il timore di Dio conduce alla vita e chi ne è pieno riposerà non visitato dalla sventura.

Capitolo 20

E` una gloria per l'uomo astenersi dalle contese, attaccar briga è proprio degli stolti.
Il pigro non ara d'autunno, e alla mietitura cerca, ma non trova nulla.
Come acque profonde sono i consigli nel cuore umano, l'uomo accorto le sa attingere. Molti si proclamano gente per bene, ma una persona fidata chi la trova?
Il giusto si regola secondo la sua integrità; beati i figli che lascia dietro di sé!
Doppio peso e doppia misura sono due cose in abominio al Signore.
Già con i suoi giochi il fanciullo dimostra se le sue azioni saranno pure e rette.
L'orecchio che ascolta e l'occhio che vede: l'uno e l'altro ha fatto il Signore.
Non amare il sonno per non diventare povero, tieni gli occhi aperti e avrai pane a sazietà. C'è oro e ci sono molte perle, ma la cosa più preziosa sono le labbra istruite.
Pondera bene i tuoi disegni, consigliandoti, e fà la guerra con molta riflessione.
Chi va in giro sparlando rivela un segreto, non associarti a chi ha sempre aperte le labbra. I guadagni accumulati in fretta da principio non saranno benedetti alla fine.
Non dire: <<Voglio ricambiare il male>>, confida nel Signore ed egli ti libererà.
Il doppio peso è in abominio al Signore e le bilance false non sono un bene.
Dal Signore sono diretti i passi dell'uomo e come può l'uomo comprender la propria via? E` un laccio per l'uomo esclamare subito: <<Sacro!>> e riflettere solo dopo aver fatto il voto.
Un re saggio passa al vaglio i malvagi e ritorna su di loro con la ruota.
Lo spirito dell'uomo è una fiaccola del Signore che scruta tutti i segreti recessi del cuore.
Bontà e fedeltà vegliano sul re, sulla bontà è basato il suo trono.
Vanto dei giovani è la loro forza, ornamento dei vecchi è la canizie.
Le ferite sanguinanti spurgano il male, le percosse purificano i recessi del cuore.

Capitolo 21

Agli occhi dell'uomo tutte le sue vie sono rette, ma chi pesa i cuori è il Signore.
Praticare la giustizia e l'equità per il Signore vale più di un sacrificio.

I piani dell'uomo diligente si risolvono in profitto, ma chi è precipitoso va verso l'indigenza.
Accumulare tesori a forza di menzogne è vanità effimera di chi cerca la morte.
La violenza degli empi li travolge, perché rifiutano di praticare la giustizia.
L'anima del malvagio desidera far il male e ai suoi occhi il prossimo non trova pietà.
Chi chiude l'orecchio al grido del povero invocherà a sua volta e non otterrà risposta.
Un regalo fatto in segreto calma la collera, un dono di sotto mano placa il furore violento.

E` una gioia per il giusto che sia fatta giustizia, mentre è un terrore per i malfattori.
Diventerà indigente chi ama i piaceri e chi ama vino e profumi non arricchirà.

Tesori preziosi e profumi sono nella dimora del saggio, ma lo stolto dilapida tutto.
Chi segue la giustizia e la misericordia troverà vita e gloria.
Chi custodisce la bocca e la lingua preserva se stesso dai dispiaceri.
Il superbo arrogante si chiama beffardo, egli agisce nell'eccesso dell'insolenza.
I desideri del pigro lo portano alla morte, perché le sue mani rifiutano di lavorare.
Tutta la vita l'empio indulge alla cupidigia, mentre il giusto dona senza risparmiare.
Il falso testimone perirà, ma l'uomo che ascolta potrà parlare sempre.
L'empio assume un'aria sfrontata, l'uomo retto controlla la propria condotta.
Non c'è sapienza, non c'è prudenza, non c'è consiglio di fronte al Signore.
Il cavallo è pronto per il giorno della battaglia, ma al Signore appartiene la vittoria.

Capitolo 22

Un buon nome vale più di grandi ricchezze e la benevolenza altrui più dell'argento e dell'oro.
Il ricco e il povero si incontrano, il Signore ha creato l'uno e l'altro.
L'accorto vede il pericolo e si nasconde, gli inesperti vanno avanti e la pagano.
Frutti dell'umiltà sono il timore di Dio, la ricchezza, l'onore e la vita.
Spine e tranelli sono sulla via del perverso; chi ha cura di se stesso sta lontano.
Abitua il giovane secondo la via da seguire; neppure da vecchio se ne allontanerà.
Il ricco domina sul povero e chi riceve prestiti è schiavo del suo creditore.
Chi ha l'occhio generoso sarà benedetto, perché egli dona del suo pane al povero.
Scaccia il beffardo e la discordia se ne andrà e cesseranno i litigi e gli insulti.

Gli occhi del Signore proteggono la scienza ed egli confonde le parole del perfido.
La stoltezza è legata al cuore del fanciullo, ma il bastone della correzione l'allontanerà da lui.
opprimere il povero non fa che arricchirlo, dare a un ricco non fa che impoverirlo.
Porgi l'orecchio e ascolta le parole dei sapienti e applica la tua mente alla mia istruzione,
perché ti sarà piacevole custodirle nel tuo intimo e averle tutte insieme pronte sulle labbra.

Perché la tua fiducia sia riposta nel Signore, voglio indicarti oggi la tua strada.
Non ti ho scritto forse trenta tra consigli e istruzioni,
perché tu sappia esprimere una parola giusta e rispondere con parole sicure a chi ti interroga?

Non depredare il povero, perché egli è povero, e non affliggere il misero in tribunale,
perché il Signore difenderà la loro causa e spoglierà della vita coloro che li hanno spogliati.

Non ti associare a un collerico e non praticare un uomo iracondo,
per non imparare i suoi costumi e procurarti una trappola per la tua vita.

Non essere di quelli che si fanno garanti o che s'impegnano per debiti altrui,
perché, se poi non avrai da pagare, ti si toglierà il letto di sotto a te.

Non spostare il confine antico, posto dai tuoi padri.
Hai visto un uomo sollecito nel lavoro? Egli si sistemerà al servizio del re, non resterà al servizio di persone oscure.

Capitolo 23

Se ho riposto la mia speranza nell'oro e all'oro fino ho detto: <<Tu sei la mia fiducia>>; se godevo perché grandi erano i miei beni e guadagnava molto la mia mano; se vedendo il sole risplendere e la luna chiara avanzare, si è lasciato sedurre in segreto il mio cuore e con la mano alla bocca ho mandato un bacio, anche questo sarebbe stato un delitto da tribunale, perché avrei rinnegato Dio che sta in alto.
Ho gioito forse della disgrazia del mio nemico e ho esultato perché lo colpiva la sventura, io che non ho permesso alla mia lingua di peccare, augurando la sua morte con imprecazioni? non diceva forse la gente
della mia tenda: <<A chi non ha dato delle sue carni per saziarsi?>>. All'aperto non passava la notte lo straniero e al viandante aprivo le mie porte. Non ho nascosto, alla maniera degli uomini, la mia colpa, tenendo celato il mio delitto in petto, come se temessi molto la folla, e il disprezzo delle tribù mi spaventasse, sì da starmene zitto senza uscire di casa. Se contro di me grida la mia terra e i suoi solchi piangono con essa; se ho mangiato il suo frutto senza pagare e ho fatto sospirare dalla fame i suoi coltivatori, in luogo di frumento, getti spine, ed erbaccia al posto dell'orzo. Oh, avessi uno che mi ascoltasse! Ecco qui la mia firma! L'Onnipotente mi risponda! Il documento scritto dal mio avversario vorrei certo portarlo sulle mie spalle e cingerlo come mio diadema! Il numero dei miei passi gli manifesterei e mi presenterei a lui come sovrano.

Capitolo XXXII

Quei tre uomini cessarono di rispondere a Giobbe, perchè egli si riteneva giusto.
Allora si accese lo sdegno di Eliu, figlio di Barachele il Buzita, della tribù di Ram. Si accese di sdegno contro Giobbe, perché pretendeva d'aver ragione di fronte a Dio; si accese di sdegno anche contro i suoi tre amici, perché non avevano trovato di che rispondere, sebbene avessero dichiarato Giobbe colpevole.
Però Eliu aveva aspettato, mentre essi parlavano con Giobbe, perché erano più vecchi di lui in età.
Quando dunque vide che sulla bocca di questi tre uomini non vi era più alcuna risposta, Eliu si accese di sdegno. Presa dunque la parola, Eliu, figlio di Barachele il Buzita, disse: Giovane io sono di anni e voi siete
già canuti; per questo ho esitato per rispetto a manifestare a voi il mio sapere.
Pensavo: Parlerà l'età e i canuti insegneranno la sapienza. Ma certo essa è un soffio nell'uomo; l'ispirazione dell'Onnipotente lo fa intelligente. Non sono i molti anni a dar la sapienza, né sempre i vecchi distinguono ciò che è giusto. Per questo io oso dire: Ascoltatemi; anch'io esporrò il mio sapere.
Ecco, ho atteso le vostre parole, ho teso l'orecchio ai vostri argomenti. Finché andavate in cerca di argomenti su di voi fissai l'attenzione. Ma ecco, nessuno ha potuto convincere Giobbe, nessuno tra di voi risponde ai suoi detti. Non dite: Noi abbiamo trovato la sapienza, ma lo confuti Dio, non l'uomo! Egli non mi ha rivolto parole, e io non gli risponderò con le vostre parole. Sono vinti, non rispondono più, mancano loro le parole.
Ho atteso, ma poiché non parlano più, poiché stanno lì senza risposta, voglio anch'io dire la mia parte, anch'io esporrò il mio parere; mi sento infatti pieno di parole, mi preme lo spirito che è dentro di me.
Ecco, dentro di me c'è come vino senza sfogo, come vino che squarcia gli otri nuovi.
Parlerò e mi sfogherò, aprirò le labbra e risponderò. Non guarderò in faccia ad alcuno, non adulerò nessuno, perché io non so adulare: altrimenti il mio creatore in breve mi eliminerebbe.

Capitolo XXXIII

Ascolta dunque, Giobbe, i miei discorsi, ad ogni mia parola porgi l'orecchio.
Ecco, io apro la bocca, parla la mia lingua entro il mio palato. Il mio cuore dirà sagge parole e le mie labbra parleranno chiaramente. Lo spirito di Dio mi ha creato e il soffio dell'Onnipotente mi d vita.
Se puoi, rispondimi, prepàrati davanti a me, st pronto. Ecco, io sono come te di fronte a Dio e anch'io sono stato tratto dal fango: ecco, nulla hai da temere da me, né graverò su di te la mano. Non hai fatto che dire ai miei orecchi e ho ben udito il suono dei tuoi detti: <<Puro son io, senza peccato, io sono mondo, non ho
colpa; ma egli contro di me trova pretesti e mi stima suo nemico; pone in ceppi i miei piedi e spia tutti i miei passi!>>. Ecco, in questo ti rispondo: non hai ragione. Dio è infatti più grande dell'uomo.
Perché ti lamenti di lui, se non risponde ad ogni tua parola? Dio parla in un modo o in un altro, ma non si fa attenzione. Parla nel sogno, visione notturna, quando cade il sopore sugli uomini e si addormentano sul loro giaciglio; apre allora l'orecchio degli uomini e con apparizioni li spaventa, per distogliere l'uomo dal male e tenerlo lontano dall'orgoglio, per prØ=€