
Cap. 1
Libro di Tobi, figlio di Tòbiel. Io, Tobi,
passavo i giorni della mia vita seguendo
le vie della verità e della giustizia.
Mi trovavo ancora al mio paese, la terra
d'Israele, ed ero ancora giovane, quando
la tribù del mio antenato Nèftali si staccò
da Gerusalemme e facevano sacrifici al vitello
che Geroboàmo re d'Israele aveva fabbricato
in Dan. Io ero il solo che mi recavo a Gerusalemme
nelle feste Quando divenni adulto, sposai
Anna, una donna della mia parentela, e da
essa ebbi un figlio che chiamai Tobia. Dopo
la deportazione in Assiria, poiché restai
fedele a Dio con tutto il cuore, l'Altissimo
mi fece trovare il favore di Salmanàssar,
del quale presi a trattare gli affari. Venni
così nella Media, dove, finché egli visse,
conclusi affari per conto suo. Fu allora
che a Rage di Media, presso un mio parente,
depositai in sacchetti la somma di dieci
talenti d'argento. Quando Salmanàssar morì,
gli successe il figlio Sennàcherib. Allora
le strade della Media divennero impraticabili
e non potei più tornarvi. Al tempo di Salmanàssar
facevo spesso l'elemosina a quelli della
mia gente; donavo il pane agli affamati,
gli abiti agli ignudi e, se vedevo qualcuno
dei miei connazionali morto e gettato dietro
le mura di Ninive, io lo seppellivo. Ma un
cittadino di Ninive andò ad informare il
re che io li seppellivo di nascosto. Quando
seppi che il re conosceva il fatto e che
mi si cercava per essere messo a morte, colto
da paura, mi diedi alla fuga. I miei beni
furono confiscati e passarono tutti al tesoro
del re. Mi restò solo la moglie Anna con
il figlio Tobia. Neanche quaranta giorni
dopo, il re fu ucciso da due suoi figli.
Gli successe allora il figlio Assarhaddon.
Egli nominò Achikar, figlio di mio fratello
A`nael, incaricato della contabilità del
regno ed ebbe la direzione generale degli
affari. Allora Achikar prese a cuore la mia
causa e potei così ritornare a Ninive. Egli
era mio nipote e uno della mia parentela.
Cap. II
Sotto il regno di Assarhaddon ritornai a
casa mia. Per la nostra festa delle settimane
mi posi a tavola imbandita di molte vivande.
Dissi al figlio Tobia: <<Figlio mio,
và, e se trovi qualche povero, portalo a
pranzo insieme con noi.>>. Di ritorno
Tobia disse:<<Padre, uno è stato strangolato
e gettato nella piazza, dove ancora si trova>>.
Io allora mi alzai, tolsi l'uomo dalla piazza
e lo posi in una camera in attesa del tramonto
del sole, per poterlo seppellire. Ritornai
e, lavatomi, presi il pasto con tristezza
Quando poi calò il sole, andai a scavare
una fossa e ve lo seppellii >>. Dopo
aver seppellito il morto entrai nel mio cortile
e mi addormentai sotto il muro del cortile.
Per il caldo che c'era tenevo la faccia scoperta,
ignorando che sopra di me, nel muro, stavano
dei passeri. Caddero sui miei occhi i loro
escrementi ancora caldi, che mi produssero
macchie bianche, e dovetti andare dai medici
per la cura. Più essi applicavano farmaci,
più mi si oscuravano gli occhi per le macchie
bianche, finché divenni cieco del tutto.
Per quattro anni fui cieco. In quel tempo
mia moglie Anna lavorava nelle sue stanze
a pagamento, tessendo la lana e ricevendone
la paga. Ora tagliò il pezzo che aveva tessuto
e lo mandò ai padroni. Essi, oltre la mercede
completa, le fecero dono di un capretto per
il desinare. Chiamai mia moglie e le dissi:
<<Da dove viene questo capretto? Restituiscilo
ai padroni, poiché non abbiamo il diritto
di mangiare cosa alcuna rubata>>. Ella
mi disse: <<Mi è stato dato in più
del salario>>. Ma io le ripetevo di
restituirlo ai padroni. Allora per tutta
risposta mi disse: <<Dove sono le tue
elemosine? Dove sono le tue buone opere?
Ecco, lo si vede bene dal come sei ridotto!>>.
Cap. III
Con l'animo affranto dal dolore presi a dire
questa preghiera di lamento: <<Tu sei
giusto, Signore, e giuste sono tutte le tue
opere. Ogni tua via è misericordia e verità.
Ora, Signore, ricordati di me e guardami.
Non punirmi per gli errori miei e dei miei
padri. Violando i tuoi comandi, abbiamo peccato
davanti a te. Tu hai lasciato che ci spogliassero
dei beni; ci hai abbandonati alla prigionia
e allo scherno. Agisci pure ora come meglio
ti piace; dá ordine che venga presa la mia
vita, in modo che io sia tolto dalla terra
e divenga terra, poiché per me è preferibile
la morte alla vita. I rimproveri che mi tocca
sentire destano in me grande dolore.
Signore non distogliere da me il volto. Per
me infatti è meglio morire che vedermi davanti
questa grande angoscia e così non sentirmi
più insultare!>>.
Nello stesso giorno capitò a Sara figlia
di Raguele, di sentire insulti da parte di
una serva di suo padre. Essa era stata data
in moglie a sette uomini e che Asmodeo, il
cattivo demonio, glieli aveva uccisi, prima
che potessero unirsi con lei come si fa con
le mogli. A lei appunto disse la serva: <<Sei
proprio tu che uccidi i tuoi mariti. Perché
vuoi battere noi, se i tuoi mariti sono morti?
>>. In quel giorno essa soffrì molto
e salì nella stanza del padre con l'intenzione
di impiccarsi. Ma tornando a riflettere pensava:
<<Che non abbiano ad insultare mio
padre e non gli dicano: La sola figlia che
avevi si è impiccata per le sue sventure.
Farò meglio a non impiccarmi e a supplicare
il Signore che mi sia concesso di morire,
in modo da non sentire più insulti nella
mia vita>>. In quel momento pregò:
<<Benedetto sei tu, Dio misericordioso.
Ora a te alzo la faccia e gli occhi. Dì che
io sia tolta dalla terra, perché non abbia
a sentire più insulti. Io sono l'unica figlia
di mio padre. Egli non ha altri figli che
possano ereditare, né un fratello vicino,
né un parente, per il quale io possa serbarmi
come sposa. Già sette mariti ho perduto:
perché dovrei vivere ancora? Se tu non vuoi
che io muoia, guardami con benevolenza: che
io non senta più insulti>>.
In quel medesimo momento la preghiera di
tutti e due fu accolta davanti alla gloria
di Dio e fu mandato Raffaele a guarire i
due: a togliere le macchie bianche dagli
occhi di Tobi, perché con gli occhi vedesse
la luce di Dio; a dare Sara, figlia di Raguele,
in sposa a Tobia, figlio di Tobi, e a liberarla
dal cattivo demonio Asmodeo. Di diritto,
infatti, spettava a Tobia di sposarla, prima
che a tutti gli altri pretendenti. Proprio
allora Tobi rientrava dal cortile in casa
e Sara, figlia di Raguele, stava scendendo
dalla camera.
Cap. IV
In quel giorno Tobi si ricordò del denaro
che aveva depositato presso Gabael e pensò:
<<Ho invocato la morte. Perché dunque
non dovrei chiamare mio figlio Tobia e informarlo
di questa somma di denaro?>>. Lo chiamò
e gli disse: <<Qualora io muoia, dammi
una sepoltura decorosa; onora tua madre e
non abbandonarla per tutti i giorni della
sua vita Quando morirà, dalle sepoltura presso
di me in una medesima tomba. Ogni giorno,
o figlio, ricordati del Signore; non peccare
né trasgredire i suoi comandi. Compi opere
buone in tutti i giorni della tua vita e
non metterti per la strada dell'ingiustizia.
Se agirai con rettitudine, riusciranno le
tue azioni. Dei tuoi beni fà elemosina. Non
distogliere mai lo sguardo dal povero, così
non si leverà da te lo sguardo di Dio. La
tua elemosina sia proporzionata ai beni che
possiedi: se hai molto, dá molto; se poco,
non esitare a dare secondo quel poco. Così
ti preparerai un bel tesoro per il giorno
del bisogno, ]poiché l'elemosina libera dalla
morte e salva dall'andare tra le tenebre.
Per tutti quelli che la compiono, l'elemosina
è un dono prezioso davanti all'Altissimo.
L'orgoglio è causa di rovina e di grande
inquietudine. Nella pigrizia vi è povertà
e miseria, perché l'ignavia è madre della
fame. Non rimandare la paga di chi lavora
per te, ma a lui consegnala subito; se così
avrai servito Dio, ti sarà data la ricompensa.
Poni attenzione, o figlio, in quanto fai
e sii ben educato in ogni tuo comportamento.
Non fare a nessuno ciò che non piace a te.
Non bere vino fino all'ebbrezza e non avere
per compagna del tuo viaggio l'ubriachezza.
Dá il tuo pane a chi ha fame e fà parte dei
tuoi vestiti agli ignudi. Dá in elemosina
quanto ti sopravanza e il tuo occhio non
guardi con malevolenza, quando fai l'elemosina.
Versa il tuo vino e deponi il tuo pane sulla
tomba dei giusti, non darne invece ai peccatori.
Chiedi il parere ad ogni persona che sia
saggia e non disprezzare nessun buon consiglio.
In ogni circostanza benedici il Signore e
domanda che ti sia guida nelle tue vie e
che i tuoi sentieri e i tuoi desideri giungano
a buon fine, poiché è il Signore che elargisce
ogni bene.Il Signore esalta o umilia chi
vuole. Infine conserva nella mente questi
comandamenti, non lasciare che si cancellino
dal tuo cuore. Ora ti faccio sapere che ho
depositato dieci talenti d'argento presso
Gabael. Non temere se siamo diventati poveri.
Tu avrai una grande ricchezza se avrai il
timor di Dio, se rifuggirai da ogni peccato
e farai ciò che piace al Signore Dio tuo>>.