DECRETO PRESBYTERORUM ORDINIS
SUL MINISTERO E LA VITA SACERDOTALE
PROEMIO
1. Più di una volta questo sacro Sinodo ha
ricordato a tutti l'alta dignità dell'ordine
dei presbiteri nella Chiesa. Ma poiché questo
ordine ha un compito estremamente importante
e sempre più arduo da svolgere nell'ambito
del rinnovamento della Chiesa di Cristo,
è parsa di somma utilità una trattazione
più completa e più approfondita sui presbiteri.
Quanto verrà qui detto va applicato a tutti
i presbiteri--specialmente a quelli che si
dedicano alla cura d'anime--fatti i dovuti
adattamenti nel caso dei presbiteri religiosi.
I presbiteri, in virtù della sacra ordinazione
e della missione che ricevono dai vescovi,
sono promossi al servizio di Cristo maestro,
sacerdote e re; essi partecipano al suo ministero,
per il quale la Chiesa qui in terra è incessantemente
edificata in popolo di Dio, corpo di Cristo
e tempio dello Spirito Santo. Questo sacro
Sinodo, dunque, affinché il ministero dei
presbiteri, nelle attuali circostanze pastorali
e umane, spesso radicalmente nuove, possa
trovare sostegno più valido, e affinché si
provveda più adeguatamente alla loro vita,
dichiara e stabilisce quanto segue.
CAPITOLO I
IL PRESBITERATO NELLA MISSIONE DELLA CHIESA
Natura del presbiterato
2. Nostro Signore Gesù, " che il Padre
santificò e inviò nel mondo " (Gv 10,36),
ha reso partecipe tutto il suo corpo mistico
di quella unzione dello Spirito che egli
ha ricevuto 1: in esso, infatti, tutti i
fedeli formano un sacerdozio santo e regale,
offrono a Dio ostie spirituali per mezzo
di Gesù Cristo, e annunziano le grandezze
di colui che li ha chiamati dalle tenebre
nella sua luce meravigliosa. Non vi è dunque
nessun membro che non abbia parte nella missione
di tutto il corpo, ma ciascuno di essi deve
santificare Gesù nel suo cuore e rendere
testimonianza di Gesù con spirito di profezia.
Ma lo stesso Signore, affinché i fedeli fossero
uniti in un corpo solo, di cui però "
non tutte le membra hanno la stessa funzione
" (Rm 12,4), promosse alcuni di loro
come ministri, in modo che nel seno della
società dei fedeli avessero la sacra potestà
dell'ordine per offrire il sacrificio e perdonare
i peccati, e che in nome di Cristo svolgessero
per gli uomini in forma ufficiale la funzione
sacerdotale. Pertanto, dopo aver inviato
gli apostoli come egli stesso era stato inviato
dal Padre, Cristo per mezzo degli stessi
apostoli rese partecipi della sua consacrazione
e della sua missione i loro successori, cioè
i vescovi, la cui funzione ministeriale fu
trasmessa in grado subordinato ai presbiteri
questi sono dunque costituiti nell'ordine
del presbiterato per essere cooperatori dell'ordine
episcopale, per il retto assolvimento della
missione apostolica affidata da Cristo.
La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente
vincolata all'ordine episcopale, partecipa
della autorità con la quale Cristo stesso
fa crescere, santifica e governa il proprio
corpo. Per questo motivo il sacerdozio dei
presbiteri, pur presupponendo i sacramenti
dell'iniziazione cristiana, viene conferito
da quel particolare sacramento per il quale
i presbiteri, in virtù dell'unzione dello
Spirito Santo, sono segnati da uno speciale
carattere che li configura a Cristo sacerdote,
in modo da poter agire in nome di Cristo,
capo della Chiesa.
Dato che i presbiteri hanno una loro partecipazione
nella funzione degli apostoli, ad essi è
concessa da Dio la grazia per poter essere
ministri di Cristo Gesù fra le nazioni mediante
il sacro ministero del Vangelo, affinché
le nazioni diventino un'offerta gradita,
santificata nello Spirito Santo. È infatti
proprio per mezzo dell'annuncio apostolico
del Vangelo che il popolo di Dio viene convocato
e adunato, in modo che tutti coloro che appartengono
a questo popolo, dato che sono santificati
nello Spirito Santo, possano offrire se stessi
come " ostia viva, santa, accettabile
da Dio" (Rm 12,1). Ma è attraverso il
ministero dei presbiteri che il sacrificio
spirituale dei fedeli viene reso perfetto
nell'unione al sacrificio di Cristo, unico
mediatore; questo sacrificio, infatti, per
mano dei presbiteri e in nome di tutta la
Chiesa, viene offerto nell'eucaristia in
modo incruento e sacramentale, fino al giorno
della venuta del Signore.
A ciò tende e in ciò trova la sua perfetta
realizzazione il ministero dei presbiteri.
Effettivamente, il loro servizio, che comincia
con l'annuncio del Vangelo, deriva la propria
forza e la propria efficacia dal sacrificio
di Cristo, e ha come scopo che " tutta
la città redenta, cioè la riunione e società
dei santi, offra a Dio un sacrificio universale
per mezzo del sommo Sacerdote, il quale ha
anche offerto se stesso per noi con la sua
passione, per farci diventare corpo di così
eccelso capo ".
Pertanto, il fine cui tendono i presbiteri
con il loro ministero e la loro vita è la
gloria di Dio Padre in Cristo. E tale gloria
si dà quando gli uomini accolgono con consapevolezza,
con libertà e con gratitudine l'opera di
Dio realizzata in Cristo e la manifestano
in tutta la loro vita. Perciò i presbiteri,
sia che si dedichino alla preghiera e all'adorazione,
sia che predichino la parola, sia che offrano
il sacrificio eucaristico e amministrino
gli altri sacramenti, sia che svolgano altri
ministeri ancora in servizio degli uomini,
sempre contribuiscono all'aumento della gloria
di Dio e nello stesso tempo ad arricchire
gli uomini della vita divina. E tutte queste
cose--le quali scaturiscono dalla pasqua
di Cristo--troveranno pieno compimento nella
venuta gloriosa dello stesso Signore, allorché
egli consegnerà il regno a colui che è Dio
e Padre.
I presbiteri nel popolo di Dio
3. I presbiteri sono stati presi fra gli
uomini e costituiti in favore degli uomini
stessi nelle cose che si riferiscono a Dio,
per offrire doni e sacrifici in remissione
dei peccati vivono quindi in mezzo agli altri
uomini come fratelli in mezzo ai fratelli.
Così infatti si comportò Gesù nostro Signore,
Figlio di Dio, uomo inviato dal Padre agli
uomini, il quale dimorò presso di noi e volle
in ogni cosa essere uguale ai suoi fratelli,
eccettuato il peccato. È un esempio, il suo,
che già imitarono i santi apostoli; e san
Paolo, dottore delle genti, " segregato
per il Vangelo di Dio" (Rm 1,1), dichiara
di essersi fatto tutto a tutti, allo scopo
di salvare tutti. Così i presbiteri del Nuovo
Testamento, in forza della propria chiamata
e della propria ordinazione, sono in un certo
modo segregati in seno al popolo di Dio:
ma non per rimanere separati da questo stesso
popolo o da qualsiasi uomo, bensì per consacrarsi
interamente all'opera per la quale li ha
assunti il Signore. Da una parte, essi non
potrebbero essere ministri di Cristo se non
fossero testimoni e dispensatori di una vita
diversa da quella terrena; ma d'altra parte,
non potrebbero nemmeno servire gli uomini
se si estraniassero dalla loro vita e dal
loro ambiente. Per il loro stesso ministero
sono tenuti, con speciale motivo, a non conformarsi
con il secolo presente ma allo stesso tempo
sono tenuti a vivere in questo secolo in
mezzo agli uomini, a conoscere bene, come
buoni pastori, le proprie pecorelle, e a
cercare di ricondurre anche quelle che non
sono di questo ovile, affinché anch'esse
ascoltino la voce di Cristo, e ci sia un
solo ovile e un solo pastore. Per raggiungere
questo scopo risultano di grande giovamento
quelle virtù che sono giustamente molto apprezzate
nella società umana, come la bontà, la sincerità,
la fermezza d'animo e la costanza, la continua
cura per la giustizia, la gentilezza e tutte
le altre virtù che raccomanda l'apostolo
Paolo quando dice: "Tutto ciò che è
vero, tutto ciò che è onesto, tutto ciò che
è giusto, tutto ciò che è santo, tutto ciò
che è degno di amore, tutto ciò che merita
rispetto, qualunque virtù, qualunque lodevole
disciplina: questo sia vostro pensiero "
(Fil 4,8).
CAPITOLO II
IL MINISTERO DEI PRESBITERI
I. Funzioni dei presbiteri
I presbiteri ministri della parola di Dio
4. Il popolo di Dio viene adunato innanzitutto
per mezzo della parola del Dio vivente che
tutti hanno il diritto di cercare sulle labbra
dei sacerdoti. Dato infatti che nessuno può
essere salvo se prima non ha creduto, i presbiteri,
nella loro qualità di cooperatori dei vescovi,
hanno anzitutto il dovere di annunciare a
tutti il Vangelo di Dio seguendo il mandato
del Signore: " Andate nel mondo intero
e predicate il Vangelo a ogni creatura "
e possono così costituire e incrementare
il popolo di Dio. Difatti, in virtù della
parola salvatrice, la fede si accende nel
cuore dei non credenti si nutre nel cuore
dei credenti, e con la fede ha inizio e cresce
la comunità dei credenti, secondo quanto
ha scritto l'Apostolo: " La fede è possibile
per l'ascolto, e l'ascolto è possibile per
la parola di Cristo " (Rm 10,17). Pertanto
i presbiteri sono debitori verso tutti, nel
senso che a tutti devono comunicare la verità
del Vangelo di cui il Signore li fa beneficiare.
Quindi, sia che offrano in mezzo alla gente
la testimonianza di una vita esemplare, che
induca a dar gloria a Dio sia che annuncino
il mistero di Cristo ai non credenti con
la predicazione esplicita; sia che svolgano
la catechesi cristiana o illustrino la o agli ultimi confini
della terra " (At 1,8), dato che qualunque
ministero sacerdotale partecipa della stessa
ampiezza universale della missione affidata
da Cristo agli apostoli. Infatti il sacerdozio
di Cristo, di cui i presbiteri sono resi
realmente partecipi, si dirige necessariamente
a tutti i popoli e a tutti i tempi, né può
subire limite alcuno di stirpe, nazione o
età, come già veniva prefigurato in modo
arcano con Melchisedec. Ricordino quindi
i presbiteri che a essi incombe la sollecitudine
di tutte le Chiese. Pertanto, i presbiteri
di quelle diocesi, che hanno maggior abbondanza
di vocazioni si mostrino disposti ad esercitare
volentieri il proprio ministero, previo il
consenso o l'invito del proprio ordinario,
in quelle regioni, missioni o attività che
soffrano di scarsezza di clero.
Inoltre, le norme sull'incardinazione e l'escardinazione
vanno riviste in modo che questo antichissimo
istituto, pur rimanendo in vigore, sia però
più rispondente ai bisogni pastorali di oggi.
E lì dove ciò sia reso necessario da motivi
apostolici, si faciliti non solo una distribuzione
funzionale dei presbiteri, ma anche l'attuazione
di peculiari iniziative pastorali in favore
di diversi gruppi sociali in certe regioni
o nazioni o addirittura continenti. A questo
scopo potrà essere utile la creazione di
seminari internazionali, peculiari diocesi
o prelature personali, e altre istituzioni
del genere, cui potranno essere ascritti
o incardinati dei presbiteri per il bene
di tutta la Chiesa, secondo norme da stabilirsi
per ognuna di queste istituzioni, e rispettando
sempre i diritti degli ordinari del luogo.
Comunque, per quanto è possibile, i presbiteri
non devono essere mandati soli in una nuova
regione, soprattutto quando non ne conoscono
ancora bene la lingua e le usanze; è meglio
che vadano a gruppi di almeno due o tre,
come i discepoli del Signore, in modo da
aiutarsi a vicenda. È parimenti necessario
che ci si prenda cura della loro vita spirituale
e della loro salute fisica e mentale; inoltre,
nei limiti del possibile, è bene che si scelgano
il luogo e le condizioni di lavoro che meglio
si adattano alle possibilità personali di
ciascuno di essi. D'altra parte, è altrettanto
necessario che coloro i quali entrano in
una nuova nazione cerchino di conoscere non
solo la lingua del paese, ma anche gli speciali
caratteri psico-sociologici di quel popolo
al cui servizio essi umilmente desiderano
mettersi, fondendosi con esso nel modo più
pieno, così da seguire l'esempio dell'apostolo
Paolo, il quale poté dire di sé: " Io
infatti, pur essendo libero da tutti, mi
sono fatto servitore di tutti, per guadagnarne
il più gran numero. Con i Giudei mi sono
fatto Giudeo, per guadagnare i Giudei...
" (1 Cor 9,19-20).
Le vocazioni sacerdotali
11. Il Pastore e vescovo delle nostre anime
costituì la sua Chiesa in tal modo che il
popolo da lui scelto e acquistato a prezzo
del suo sangue dovesse avere sempre, fino
alla fine del mondo, i propri sacerdoti,
e quindi i cristiani non venissero mai a
trovarsi come pecore senza pastore. Conoscendo
questa sua volontà, gli apostoli, per suggerimento
dello Spirito Santo, considerarono proprio
dovere scegliere dei ministri " i quali
fossero capaci di insegnare anche ad altri
" (2 Tm 2,2). Questa è appunto una funzione
che fa parte della stessa missione sacerdotale,
in virtù della quale il presbiterio partecipa
della sollecitudine per la Chiesa intera,
affinché nel popolo di Dio qui sulla terra
non manchino mai gli operai. Ma siccome "
vi è comunità di interessi fra il capitano
della nave e i passeggeri" a tutto il
popolo cristiano va insegnato che è suo dovere
collaborare in vari modi--con la preghiera
insistente e anche con gli altri mezzi a
sua disposizione a far sì che la Chiesa disponga
sempre dei sacerdoti di cui ha bisogno per
compiere la propria missione divina. In primo
luogo, quindi, abbiano i presbiteri la massima
preoccupazione per far comprendere ai fedeli--con
il ministero della parola e con la propria
testimonianza di una vita, in cui si rifletta
chiaramente lo spirito di servizio e la vera
gioia pasquale --l'eccellenza e la necessità
del sacerdozio. Senza badare a fatiche o
difficoltà, aiutino quanti considerano veramente
idonei a un così elevato ministero siano
essi giovani o adulti, affinché abbiano modo
di prepararsi convenientemente e possano
quindi essere eventualmente chiamati dai
vescovi, sempre naturalmente nel pieno rispetto
della loro libertà sia esterna che interna.
A questo scopo è oltremodo utile una attenta
e prudente direzione spirituale.
Quanto poi ai genitori e ai maestri, e in
genere a tutti coloro cui spetta in un modo
o nell'altro l'educazione dei bambini e dei
giovani, essi devono istruirli in modo tale
che, conoscendo la sollecitudine del Signore
per il suo gregge e avendo presenti i bisogni
della Chiesa, siano pronti a rispondere con
generosità alla chiamata del Signore dicendogli
con il profeta: " Eccomi qui, manda
me " (Is 6,8). Ma si badi che questa
voce del Signore che chiama non va affatto
attesa come se dovesse giungere all'orecchio
del futuro presbitero in qualche modo straordinario.
Essa va piuttosto riconosciuta ed esaminata
attraverso quei segni di cui si serve ogni
giorno il Signore per far capire la sua volontà
ai cristiani che sanno ascoltare; e ai presbiteri
spetta di studiare attentamente questi segni.
Ad essi pertanto si raccomandano caldamente
le opere per le vocazioni, sia quelle diocesane
che quelle nazionali. Nella predicazione,
nella catechesi, nella stampa, si offra un'informazione
precisa sulle necessità della Chiesa locale
e della Chiesa universale e siano messi in
luce il significato e l'importanza del ministero
sacerdotale, facendo vedere che esso comporta
pesanti responsabilità, ma allo stesso tempo
anche gioie ineffabili; soprattutto si dica
che attraverso esso, come insegnano i Padri
della Chiesa, si può dare a Cristo la più
eccelsa testimonianza d'amore.
CAPITOLO III
VITA DEI PRESBITERI
I. Chiamata dei presbiteri alla perfezione
Il dovere di tendere alla perfezione
12. Con il sacramento dell'ordine i presbiteri
si configurano a Cristo sacerdote come ministri
del capo, allo scopo di far crescere ed edificare
tutto il su corpo che è la Chiesa, in qualità
di cooperatori de: l'ordine episcopale. Già
fin dalla consacrazione del battesimo, essi,
come tutti i fedeli, hanno ricevuto il segno
e il dono di una vocazione e di una grazi
così grande che, pur nell'umana debolezza
possono tendere alla perfezione, anzi debbono
tendervi secondo quanto ha detto il Signore:
" Siate dunque perfetti così come il
Padre vostro celeste è perfetto " (Mt
5,48). Ma i sacerdoti sono specialmente obbligati
a tendere a questa perfezione, poiché essi--che
hanno ricevuto una nuova consacrazione a
Dio mediante l'ordinazione--vengono elevati
alla condizione di strumenti vivi di Cristo
eterno sacerdote, per proseguire nel tempo
la sua mirabile opera, che ha restaurato
con divina efficacia l'intera comunità umana.
Dato quindi che ogni sacerdote, nel modo
che gli è proprio, tiene il posto di Cristo
in persona, fruisce anche di una grazia speciale,
in virtù della quale, mentre è al servizio
della gente che gli è affidata e di tutto
il popolo di Dio, egli può avvicinarsi più
efficacemente alla perfezione di colui del
quale è rappresentante, e la debolezza dell'umana
natura trova sostegno nella santità di lui,
il quale è diventato per noi il pontefice
" santo, innocente, incontaminato, segregato
dai peccatori" (Eb 7,26).
Cristo, che il Padre santificò e consacrò
inviandolo al mondo " offerse se stesso
in favore nostro per redimerci da ogni iniquità
e far di noi un popolo non più immondo, che
gli appartenga e cerchi di compiere il bene
", e così, passando attraverso la sofferenza,
entrò nella sua gloria allo stesso modo i
presbiteri, consacrati con l'unzione dello
Spirito Santo e inviati da Cristo, mortificano
in se stessi le opere della carne e si dedicano
interamente al servizio degli uomini; in
tal modo possono progredire nella santità
della quale sono stati dotati in Cristo,
fino ad arrivare all'uomo perfetto.
Pertanto, esercitando il ministero dello
Spirito e della giustizia, essi vengono consolidati
nella vita dello Spirito, a condizione però
che siano docili agli insegnamenti dello
Spirito di Cristo che li vivifica e li conduce.
I presbiteri, infatti, sono ordinati alla
perfezione della vita in forza delle stesse
sacre azioni che svolgono quotidianamente,
come anche di tutto il loro ministero, che
esercitano in stretta unione con il vescovo
e tra di loro. Ma la stessa santità dei presbiteri,
a sua volta, contribuisce non poco al compimento
efficace del loro ministero: infatti, se
è vero che la grazia di Dio può realizzare
l'opera della salvezza anche attraverso ministri
indegni, ciò nondimeno Dio, ordinariamente
preferisce manifestare le sue grandezze attraverso
coloro i quali, fattisi più docili agli impulsi
e alla direzione dello Spirito Santo, possono
dire con l'Apostolo, grazie alla propria
intima unione con Cristo e santità di vita:
" Ormai non sono più io che vivo, bensì
è Cristo che vive in me " (Gal 2,20).
Perciò questo sacro Sinodo, per il raggiungimento
dei suoi fini pastorali di rinnovamento interno
della Chiesa, di diffusione del Vangelo in
tutto il mondo e di dialogo con il mondo
moderno, esorta vivamente tutti i sacerdoti
ad impiegare i mezzi efficaci che la Chiesa
ha raccomandato in modo da tendere a quella
santità sempre maggiore che consentirà loro
di divenire strumenti ogni giorno più validi
al servizio di tutto il popolo di Dio.
L'esercizio della funzione sacerdotale esige
e favorisce la santità
13. I presbiteri raggiungeranno la santità
nel loro modo proprio se nello Spirito di
Cristo eserciteranno le propr alla meditazione della sacra
Scrittura ma suo fruttuoso alimento è anche
lo studio dei santi Padri e dottori e degli
altri documenti della tradizione. In secondo
luogo, per poter dare una risposta esauriente
ai problemi sollevati dagli uomini d'oggi,
è necessario che i presbiteri conoscano a
fondo i documenti del magistero--specie quelli
dei Concili e dei romani Pontefici--e che
consultino le opere dei migliori teologi,
la cui scienza è riconosciuta.
Ma ai nostri giorni la cultura umana e anche
le scienze sacre avanzano a un ritmo prima
sconosciuto; è bene quindi che i presbiteri
si preoccupino di perfezionare sempre adeguatamente
la propria scienza teologica e la propria
cultura, in modo da essere in condizione
di sostenere con buoni risultati il dialogo
con gli uomini del loro tempo.
D'altra parte, però, ci si deve preoccupare
di agevolare ai presbiteri il compito di
approfondire i propri studi e di apprendere
i migliori metodi di evangelizzazione e apostolato;
in questo senso, possono risultare di grande
aiuto--adattandoli logicamente alle situazioni
locali--l'istituzione di corsi o congressi,
la fondazione di centri destinati agli studi
pastorali, la creazione di biblioteche e
un'intelligente direzione degli studi da
parte di persone capaci. I vescovi devono
studiare altresì da soli o a livello interdiocesano--il
sistema migliore per far in modo che tutti
i loro presbiteri--soprattutto qualche anno
dopo l'ordinazione--possano frequentare periodicamente
dei corsi di perfezionamento nelle scienze
teologiche e nei metodi pastorali; questi
corsi dovranno servire anche a rafforzare
la vita spirituale e consentiranno un proficuo
scambio di esperienze apostoliche con i confratelli.
Mediante tutti questi sussidi e altri del
genere, si abbia una cura particolare dei
parroci di nomina recente e di tutti coloro
che iniziano una nuova attività pastorale
o sono trasferiti a un'altra diocesi o nazione.
Infine, i vescovi devono anche procurare
che alcuni presbiteri si dedichino allo studio
approfondito delle scienze divine, in modo
che non vengano mai a mancare dei professori
competenti per le scuole ecclesiastiche,
e specialisti in grado di orientare gli altri
sacerdoti e i fedeli verso una maggiore istruzione
religiosa; inoltre, con questo lavoro di
ricerca si stimola quel sano progresso delle
scienze sacre che è del tutto necessario
alla Chiesa.
Equa retribuzione
20. I presbiteri si dedicano pienamente al
servizio di Dio nello svolgimento delle funzioni
che sono state loro assegnate; è logico pertanto
che siano equamente retribuiti, dato che
" l'operaio ha diritto alla sua paga
" (Lc 10,7), e " il Signore ha
disposto che coloro ai quali annunciano il
Vangelo vivano del Vangelo" (1 Cor 9,14).
In base a ciò, se non si provvede in un altro
modo a retribuire equamente i presbiteri,
sono i fedeli stessi che vi devono pensare,
dato che è per il loro bene che essi lavorano;
i fedeli, cioè, sono tenuti da vero obbligo
a procurare che non manchino ai presbiteri
i mezzi per condurre una vita onesta e dignitosa.
Spetta ai vescovi ricordare ai fedeli questo
loro grave obbligo, e provvedere--ognuno
per la propria diocesi, o meglio ancora riunendosi
in gruppi interessati a uno stesso territorio--all'istituzione
di norme che garantiscano un mantenimento
dignitoso per quanti svolgono o hanno svolto
una funzione al servizio del popolo di Dio.
Quanto poi al tipo di retribuzione che deve
essere assegnata a ciascuno, bisogna considerare
sia la natura stessa della funzione sia le
diverse circostanze di luogo e di tempo.
Comunque è bene che tale retribuzione sia
fondamentalmente la stessa per tutti coloro
che si trovano nelle stesse condizioni, e
che soddisfi veramente i loro bisogni ed
esigenze: il che significa che deve anche
consentire ai presbiteri di retribuire il
personale che presta servizio presso di loro
e di soccorrere personalmente in qualche
modo i bisognosi, dato che questo ministero
a favore dei poveri è stato tenuto in grande
considerazione da parte della Chiesa fin
dalle origini.
Nello stabilire la quantità della retribuzione
per i presbiteri, occorre pensare che essa
deve consentire anche un tempo sufficiente
di ferie ogni anno; e i vescovi hanno il
dovere di controllare se i presbiteri dispongono
di questo necessario riposo.
Comunque, il rilievo maggiore va dato all'ufficio
che svolgono i sacri ministri. Per questo,
il sistema noto sotto il nome di sistema
beneficiale deve essere abbandonato, o almeno
riformato a fondo, in modo che la parte beneficiale--ossia
il diritto al reddito di cui è dotato l'ufficio
ecclesiastico--sia trattata come cosa secondaria,
e venga messo in primo piano, invece, l'ufficio
stesso. D'ora in avanti, inoltre, per ufficio
ecclesiastico si deve intendere qualsiasi
incarico conferito in modo stabile per un
fine spirituale.
Fondo comune e previdenza sociale
21. Deve essere sempre tenuto presente l'esempio
dei fedeli della primitiva Chiesa di Gerusalemme,
dove " tutto era ad essi comune "
(At 4,32) e " veniva diviso fra tutti
in base ai bisogni di ciascuno " (At
4,35). In conseguenza, è estremamente conveniente
che per il mantenimento del clero esista
una istituzione diocesana, amministrata dal
vescovo con la collaborazione di sacerdoti
delegati, e anche di laici esperti in economia,
se ce ne fosse bisogno. È anche auspicabile
che, nei limiti del possibile, venga costituita
in ogni diocesi o regione una cassa comune
da cui possono attingere i vescovi per far
fronte ai propri impegni nei riguardi delle
persone che prestano servizio a favore della
Chiesa, e per affrontare i diversi bisogni
della diocesi. Con questa cassa comune, inoltre,
le diocesi più dotate potranno venire incontro
a quelle più povere, in modo da bilanciare
con la propria abbondanza la loro scarsezza.
È bene che anche questa cassa comune sia
formata soprattutto in base alle offerte
dei fedeli; ma vi potranno affluire pure
i beni derivanti da altre fonti, che il diritto
dovrà precisare.
Oltre a ciò, nelle nazioni in cui la previdenza
sociale a favore del clero non è ancora sufficientemente
organizzata, le conferenze episcopali vi
devono provvedere, sempre nel massimo rispetto
delle leggi ecclesiastiche e civili. Fra
le varie soluzioni possibili vi sono, ad
esempio, gli istituti di previdenza di ambito
diocesano che operano per proprio conto o
uniti in federazione; gli istituti che operano
in una zona comprendente varie diocesi; e
infine organismi che coprono tutto il territorio
nazionale. In ogni caso, queste istituzioni
devono provvedere, sotto la vigilanza della
gerarchia, sia alla prevenzione e all'assistenza
sanitaria, sia al decoroso mantenimento dei
presbiteri che patiscono malattia, invalidità
o vecchiaia. I sacerdoti, dal canto loro,
devono appoggiare l'istituzione che sia stata
creata, spinti da un senso di solidarietà
verso i confratelli, che li porta a condividere
le loro pene e abbiano anche presente che
in tal modo si risparmieranno eccessive preoccupazioni
per il futuro, potendosi invece dedicare
con spirito evangelico alla pratica della
povertà e alla salvezza delle anime.
Infine, i responsabili facciano in modo che
gli istituti di previdenza di diverse nazioni
che operano in uno stesso settore siano collegati
fra di loro, perché così si consolideranno
e si estenderanno.
CONCLUSIONE ED ESORTAZIONE
22. Questo sacro Sinodo ha presenti le grandi
gioie di cui è ricca la vita sacerdotale;
ma ciò non significa che dimentichi le difficoltà
che i presbite devono affrontare nelle circostanze
della vita di oggi. Non ignora la profonda
trasformazione che tempi hanno operato nelle
strutture economiche sociali e nel costume;
e si rende conto che c'è sta un profondo
mutamento nella gerarchia dei valori che
viene comunemente adottata. Per questo i
minstri della Chiesa, e talvolta gli stessi
fedeli, si sentono quasi estranei nei confronti
del mondo di oggi si domandano angosciosamente
quali sono i mezzi le parole adatte per poter
comunicare con esso. non c'è dubbio che i
nuovi ostacoli per la fede, l'apparente inutilità
degli sforzi che si son fatti finora il crudo
isolamento in cui vengono a trovarsi possono
costituire un serio pericolo di scoraggiamento.
Ma sta di fatto che Dio ha amato tanto il
mondo --così come esso oggi si presenta all'amore
e al ministero dei presbiteri della Chiesa--da
dare per esso il Figlio suo unigenito. Ed
effettivamente questo mondo--vincolato certamente
a tanti peccati ma nello stesso tempo dotato
di risorse non irrilevanti--fornisce alla
Chiesa pietre vive che tutte insieme servono
a edificare l'abitazione di Dio nello Spirito.
E lo stesso Spirito Santo, mentre spinge
la Chiesa ad aprire vie nuove per arrivare
al mondo, di oggi, suggerisce e incoraggia
gli opportuni aggiornamenti e adattamenti
del ministero sacerdotale.
I presbiteri non devono perdere di vista
che nel loro lavoro non sono mai soli, perché
hanno come sostegno l'onnipotenza di Dio.
Abbiano fede in Cristo che li chiamò a partecipare
del suo sacerdozio: e con questa fede si
dedichino con tutta l'anima fiduciosamente
al loro ministero, nella consapevolezza che
Dio è tanto potente da aumentare in essi
la carità. E non dimentichino che hanno al
loro fianco i propri confratelli nel sacerdozio,
anzi, tutti i fedeli del mondo. C'è infatti
una cooperazione di tutti i presbiteri per
la realizzazione del disegno di salvezza
di Dio, che e il mistero di Cristo, ossia
il mistero nascosto da secoli in Dio e questo
disegno non viene condotto a termine se non
a poco a poco, attraverso la collaborazione
organica di diversi ministeri che tendono
tutti all'edificazione del corpo di