COSTITUZIONE CONCILIARE
SACROSANCTUM CONCILIUM
SULLA SACRA LITURGIA
PROEMIO
1. Il sacro Concilio si propone di far crescere
ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli;
di meglio adattare alle esigenze del nostro
tempo quelle istituzioni che sono soggette
a mutamenti; di favorire ciò che può contribuire
all'unione di tutti i credenti in Cristo;
di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti
nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di
doversi occupare in modo speciale anche della
riforma e della promozione della liturgia.
La liturgia nel mistero della Chiesa
2. La liturgia infatti, mediante la quale,
specialmente nel divino sacrificio dell'eucaristia,
" si attua l'opera della nostra redenzione",
contribuisce in sommo grado a che i fedeli
esprimano nella loro vita e manifestino agli
altri il mistero di Cristo e la genuina natura
della vera Chiesa. Questa ha infatti la caratteristica
di essere nello stesso tempo umana e divina,
visibile ma dotata di realtà invisibili,
fervente nell'azione e dedita alla contemplazione,
presente nel mondo e tuttavia pellegrina;
tutto questo in modo tale, però, che ciò
che in essa è umano sia ordinato e subordinato
al divino, il visibile all'invisibile, l'azione
alla contemplazione, la realtà presente alla
città futura, verso la quale siamo incamminati.
In tal modo la liturgia, mentre ogni giorno
edifica quelli che sono nella Chiesa per
farne un tempio santo nel Signore, un'abitazione
di Dio nello Spirito, fino a raggiungere
la misura della pienezza di Cristo , nello
stesso tempo e in modo mirabile fortifica
le loro energie perché possano predicare
il Cristo. Così a coloro che sono fuori essa
mostra la Chiesa, come vessillo innalzato
di fronte alle nazioni, sotto il quale i
figli di Dio dispersi possano raccogliersi
, finché ci sia un solo ovile e un solo pastore.
Liturgia e riti
3. Il sacro Concilio ritiene perciò opportuno
richiamare i seguenti principi riguardanti
la promozione e la riforma della liturgia
e stabilire delle norme per attuarli. Fra
queste norme e questi principi parecchi possono
e devono essere applicati sia al rito romano
sia agli altri riti, benché le norme pratiche
che seguono debbano intendersi come riguardanti
il solo rito romano, a meno che si tratti
di cose che per la loro stessa natura si
riferiscono anche ad altri riti.
Stima per i riti riconosciuti
4. Infine il sacro Concilio, obbedendo fedelmente
alla tradizione, dichiara che la santa madre
Chiesa considera come uguali in diritto e
in dignità tutti i riti legittimamente riconosciuti;
vuole che in avvenire essi siano conservati
e in ogni modo incrementati; desidera infine
che, ove sia necessario, siano riveduti integralmente
con prudenza nello spirito della sana tradizione
e venga loro dato nuovo vigore, come richiedono
le circostanze e le necessità del nostro
tempo.
CAPITOLO I
PRINCIPI GENERALI PER LA RIFORMA E LA
PROMOZIONE DELLA SACRA LITURGIA
I. Natura della sacra liturgia e sua importanza
nella vita della Chiesa
5. Dio, il quale "vuole che tutti gli
uomini si salvino e arrivino alla conoscenza
della verità" (1 Tm 2,4), "dopo
avere a più riprese e in più modi parlato
un tempo ai padri per mezzo dei profeti"
(Eb 1,1), quando venne la pienezza dei tempi,
mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto
dallo Spirito Santo, ad annunziare la buona
novella ai poveri, a risanare i cuori affranti,
" medico di carne e di spirito ",
mediatore tra Dio e gli uomini. Infatti la
sua umanità, nell'unità della persona del
Verbo, fu strumento della nostra salvezza.
Per questo motivo in Cristo " avvenne
la nostra perfetta riconciliazione con Dio
ormai placato e ci fu data la pienezza del
culto divino ". Quest'opera della redenzione
umana e della perfetta glorificazione di
Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili
gesta divine operate nel popolo dell'Antico
Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore
principalmente per mezzo del mistero pasquale
della sua beata passione, risurrezione da
morte e gloriosa ascensione, mistero col
quale " morendo ha distrutto la nostra
morte e risorgendo ha restaurato la vita".
Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla
croce è scaturito il mirabile sacramento
di tutta la Chiesa .
La liturgia attua l'opera della salvezza
propria della Chiesa
6. Pertanto, come il Cristo fu inviato dal
Padre, così anch'egli ha inviato gli apostoli,
ripieni di Spirito Santo. Essi, predicando
il Vangelo a tutti gli uomini , non dovevano
limitarsi ad annunciare che il Figlio di
Dio con la sua morte e risurrezione ci ha
liberati dal potere di Satana e dalla morte
e ci ha trasferiti nel regno del Padre, bensì
dovevano anche attuare l'opera di salvezza
che annunziavano, mediante il sacrificio
e i sacramenti attorno ai quali gravita tutta
la vita liturgica. Così, mediante il battesimo,
gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale
di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati,
ricevono lo Spirito dei figli adottivi, "
che ci fa esclamare: Abba, Padre" (Rm
8,15), e diventano quei veri adoratori che
il Padre ricerca. Allo stesso modo, ogni
volta che essi mangiano la cena del Signore,
ne proclamano la morte fino a quando egli
verrà. Perciò, proprio nel giorno di Pentecoste,
che segnò la manifestazione della Chiesa
al mondo, "quelli che accolsero la parola
di Pietro furono battezzati " ed erano
" assidui all'insegnamento degli apostoli,
alla comunione fraterna nella frazione del
pane e alla preghiera... lodando insieme
Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo
" (At 2,41-42,47). Da allora la Chiesa
mai tralasciò di riunirsi in assemblea per
celebrare il mistero pasquale: leggendo "
in tutte le Scritture ciò che lo riguardava"
(Lc 24,27), celebrando l'eucaristia, nella
quale " vengono resi presenti la vittoria
e il trionfo della sua morte " e rendendo
grazie " a Dio per il suo dono ineffabile"
(2 Cor 9,15) nel Cristo Gesù, "a lode
della sua gloria" (Ef 1,12), per virtù
dello Spirito Santo.
Cristo è presente nella liturgia
7. Per realizzare un'opera così grande, Cristo
è sempre presente nella sua Chiesa, e in
modo speciale nelle azioni liturgiche. È
presente nel sacrificio della messa, sia
nella persona del ministro, essendo egli
stesso che, " offertosi una volta sulla
croce, offre ancora se stesso tramite il
ministero dei sacerdoti ", sia soprattutto
sotto le specie eucaristiche. È presente
con la sua virtù nei sacramenti, al punto
che quando uno battezza è Cristo stesso che
battezza. È presente nella sua parola, giacché
è lui che parla quando nella Chiesa si legge
la sacra Scrittura. È presente infine quando
la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso:
" Dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, là sono io, in mezzo a loro "
(Mt 18,20).
Effettivamente per il compimento di quest'opera
così grande, con la quale viene resa a Dio
una gloria perfetta e gli uomini vengono
santificati, Cristo associa sempre a sé la
Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l'invoca
come suo Signore e per mezzo di lui rende
il culto all'eterno Padre. Giustamente perciò
la liturgia è considerata come l'esercizio
della funzione sacerdotale di Gesù Cristo.
In essa, la santificazione dell'uomo è significata
per mezzo di segni sensibili e realizzata
in modo proprio a ciascuno di essi; in essa
il culto pubblico integrale è esercitato
dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal
capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione
liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote
e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione
sacra per eccellenza, e nessun'altra azione
della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo
stesso titolo e allo stesso grado.
Liturgia terrena e liturgia celeste
8. Nella liturgia terrena noi partecipiamo
per anticipazione alla liturgia celeste che
viene celebrata nella santa città di Gerusalemme,
verso la quale tendiamo come pellegrini,
dove il Cristo siede alla destra di Dio quale
ministro del santuario e del vero tabernacolo;
insieme con tutte le schiere delle milizie
celesti cantiamo al Signore l'inno di gloria;
ricordando con venerazione i santi, speriamo
di aver parte con essi; aspettiamo come Salvatore
il Signore nostro Gesù Cristo, fino a quando
egli comparirà, egli che è la nostra vita,
e noi saremo manifestati con lui nella gloria.
La liturgia non esaurisce l'azione della
Chiesa
Nello stabilire la quantità della retribuzione
per i presbiteri, occorre pensare che essa
deve consentire anche un tempo sufficiente
di ferie ogni anno; e i vescovi hanno il
dovere di controllare se i presbiteri dispongono
di questo necessario riposo.
Comunque, il rilievo maggiore va dato all'ufficio
che svolgono i sacri ministri. Per questo,
il sistema noto sotto il nome di sistema
beneficiale deve essere abbandonato, o almeno
riformato a fondo, in modo che la parte beneficiale--ossia
il diritto al reddito di cui è dotato l'ufficio
ecclesiastico--sia trattata come cosa secondaria,
e venga messo in primo piano, invece, l'ufficio
stesso. D'ora in avanti, inoltre, per ufficio
ecclesiastico si deve intendere qualsiasi
incarico conferito in modo stabile per un
fine spirituale.
Fondo comune e previdenza sociale
21. Deve essere sempre tenuto presente l'esempio
dei fedeli della primitiva Chiesa di Gerusalemme,
dove " tutto era ad essi comune "
(At 4,32) e " veniva diviso fra tutti
in base ai bisogni di ciascuno " (At
4,35). In conseguenza, è estremamente conveniente
che per il mantenimento del clero esista
una istituzione diocesana, amministrata dal
vescovo con la collaborazione di sacerdoti
delegati, e anche di laici esperti in economia,
se ce ne fosse bisogno. È anche auspicabile
che, nei limiti del possibile, venga costituita
in ogni diocesi o regione una cassa comune
da cui possono attingere i vescovi per far
fronte ai propri impegni nei riguardi delle
persone che prestano servizio a favore della
Chiesa, e per affrontare i diversi bisogni
della diocesi. Con questa cassa comune, inoltre,
le diocesi più dotate potranno venire incontro
a quelle più povere, in modo da bilanciare
con la propria abbondanza la loro scarsezza.
È bene che anche questa cassa comune sia
formata soprattutto in base alle offerte
dei fedeli; ma vi potranno affluire pure
i beni derivanti da altre fonti, che il diritto
dovrà precisare.
Oltre a ciò, nelle nazioni in cui la previdenza
sociale a favore del clero non è ancora sufficientemente
organizzata, le conferenze episcopali vi
devono provvedere, sempre nel massimo rispetto
delle leggi ecclesiastiche e civili. Fra
le varie soluzioni possibili vi sono, ad
esempio, gli istituti di previdenza di ambito
diocesano che operano per proprio conto o
uniti in federazione; gli istituti che operano
in una zona comprendente varie diocesi; e
infine organismi che coprono tutto il territorio
nazionale. In ogni caso, queste istituzioni
devono provvedere, sotto la vigilanza della
gerarchia, sia alla prevenzione e all'assistenza
sanitaria, sia al decoroso mantenimento dei
presbiteri che patiscono malattia, invalidità
o vecchiaia. I sacerdoti, dal canto loro,
devono appoggiare l'istituzione che sia stata
creata, spinti da un senso di solidarietà
verso i confratelli, che li porta a condividere
le loro pene e abbiano anche presente che
in tal modo si risparmieranno eccessive preoccupazioni
per il futuro, potendosi invece dedicare
con spirito evangelico alla pratica della
povertà e alla salvezza delle anime.
Infine, i responsabili facciano in modo che
gli istituti di previdenza di diverse nazioni
che operano in uno stesso settore siano collegati
fra di loro, perché così si consolideranno
e si estenderanno.
CONCLUSIONE ED ESORTAZIONE
22. Questo sacro Sinodo ha presenti le grandi
gioie di cui è ricca la vita sacerdotale;
ma ciò non significa che dimentichi le difficoltà
che i presbite devono affrontare nelle circostanze
della vita di oggi. Non ignora la profonda
trasformazione che tempi hanno operato nelle
strutture economiche sociali e nel costume;
e si rende conto che c'è sta un profondo
mutamento nella gerarchia dei valori che
viene comunemente adottata. Per questo i
minstri della Chiesa, e talvolta gli stessi
fedeli, si sentono quasi estranei nei confronti
del mondo di oggi si domandano angosciosamente
quali sono i mezzi le parole adatte per poter
comunicare con esso. non c'è dubbio che i
nuovi ostacoli per la fede, l'apparente inutilità
degli sforzi che si son fatti finora il crudo
isolamento in cui vengono a trovarsi possono
costituire un serio pericolo di scoraggiamento.
Ma sta di fatto che Dio ha amato tanto il
mondo --così come esso oggi si presenta all'amore
e al ministero dei presbiteri della Chiesa--da
dare per esso il Figlio suo unigenito. Ed
effettivamente questo mondo--vincolato certamente
a tanti peccati ma nello stesso tempo dotato
di risorse non irrilevanti--fornisce alla
Chiesa pietre vive che tutte insieme servono
a edificare l'abitazione di Dio nello Spirito.
E lo stesso Spirito Santo, mentre spinge
la Chiesa ad aprire vie nuove per arrivare
al mondo, di oggi, suggerisce e incoraggia
gli opportuni aggiornamenti e adattamenti
del ministero sacerdotale.
I presbiteri non devono perdere di vista
che nel loro lavoro non sono mai soli, perché
hanno come sostegno l'onnipotenza di Dio.
Abbiano fede in Cristo che li chiamò a partecipare
del suo sacerdozio: e con questa fede si
dedichino con tutta l'anima fiduciosamente
al loro ministero, nella consapevolezza che
Dio è Ø= € è più difficile:
1) Dalla competente autorità ecclesiastica
territoriale, di cui all'art. 22 - 2, venga
preso in esame, con attenzione e prudenza,
ciò che dalle tradizioni e dall'indole dei
vari popoli può opportunamente essere ammesso
nel culto divino. Gli adattamenti ritenuti
utili o necessari vengano proposti alla Sede
apostolica, per essere introdotti col suo
consenso.
2) Affinché poi l'adattamento sia fatto con
la necessaria cautela, la Sede apostolica
darà facoltà, se è il caso, alla medesima
autorità ecclesiastica territoriale di permettere
e dirigere, presso alcuni gruppi a ciò preparati
e per un tempo determinato, i necessari esperimenti
preliminari.
3) Poiché in materia di adattamento, di solito
le leggi liturgiche comportano difficoltà
particolari soprattutto nelle missioni, nel
formularle si ricorra a persone competenti
in materia.
IV. La vita liturgica nella diocesi e nella
parrocchia
41. Il vescovo deve essere considerato come
il grande sacerdote del suo gregge: da lui
deriva e dipende in certo modo la vita dei
suoi fedeli in Cristo. Perciò tutti devono
dare la più grande importanza alla vita liturgica
della diocesi che si svolge intorno al vescovo,
principalmente nella chiesa cattedrale, convinti
che c'è una speciale manifestazione della
Chiesa nella partecipazione piena e attiva
di tutto il popolo santo di Dio alle medesime
celebrazioni liturgiche, soprattutto alla
medesima eucaristia, alla medesima preghiera,
al medesimo altare cui presiede il vescovo
circondato dai suoi sacerdoti e ministri.
Vita liturgica parrocchiale
42. Poiché nella sua Chiesa il vescovo non
può presiedere personalmente sempre e ovunque
l'intero suo gregge, deve costituire necessariamente
dei gruppi di fedeli, tra cui hanno un posto
preminente le parrocchie organizzate localmente
e poste sotto la guida di un pastore che
fa le veci del vescovo: esse infatti rappresentano
in certo modo la Chiesa visibile stabilita
su tutta la terra. Per questo motivo la vita
liturgica della parrocchia e il suo legame
con il vescovo devono essere coltivati nell'animo
e nell'azione dei fedeli e del clero; e bisogna
fare in modo che il senso della comunità
parrocchiale fiorisca soprattutto nella celebrazione
comunitaria della messa domenicale.
V. L'incremento dell'azione pastorale liturgica
43. Lo zelo per la promozione e il rinnovamento
della liturgia è giustamente considerato
come un segno dei provvidenziali disegni
di Dio sul nostro tempo, come un passaggio
dello Spirito Santo nella sua Chiesa; esso
imprime una nota caratteristica alla vita
della Chiesa stessa, anzi a tutto il modo
di sentire e di agire religioso del nostro
tempo. Per la qual cosa, per favorire sempre
più questa azione pastorale liturgica nella
Chiesa, il sacro Concilio stabilisce:
Commissione liturgica nazionale
44. Conviene che la competente autorità ecclesiastica
territoriale, di cui all'art. 22 - 2, istituisca
una commissione liturgica, la quale si serva
dell'aiuto di esperti in liturgia, in musica
e arte sacra e in pastorale. La suddetta
commissione sia coadiuvata possibilmente
da qualche istituto di liturgia pastorale,
senza escludere tra i suoi membri, se è utile,
la presenza di laici particolarmente esperti
in queste materie. Sarà compito della stessa
commissione, sotto la guida dell'autorità
ecclesiastica territoriale, di cui si è parlato,
dirigere l'attività pastorale liturgica nel
territorio di sua competenza e promuovere
gli studi e i necessari esperimenti ogni
volta che si tratti di adattamenti da proporsi
alla Sede apostolica.
Commissione liturgica diocesana
45. Parimenti sia costituita nelle singole
diocesi la commissione di sacra liturgia
allo scopo di promuovere, sotto la guida
del vescovo, l'apostolato liturgico. Talvolta
può essere opportuno che più diocesi costituiscano
una sola commissione per promuovere di comune
accordo l'apostolato liturgico.
Altre commissioni
46. Oltre alla commissione di sacra liturgia,
siano costituite in ogni diocesi, per quanto
possibile, anche le commissioni di musica
sacra e di arte sacra. È necessario che queste
tre commissioni collaborino tra di loro,
anzi talora potrà essere opportuno che formino
un unica commissione.
CAPITOLO II
IL MISTERO EUCARISTICO
La messa e il mistero pasquale
47. Il nostro Salvatore nell'ultima cena,
la notte in cui fu tradito, istituì il sacrificio
eucaristico del suo corpo e del suo sangue,
onde perpetuare nei secoli fino al suo ritorno
il sacrificio della croce, e per affidare
così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il
memoriale della sua morte e della sua resurrezione:
sacramento di amore, segno di unità, vincolo
di carità, convito pasquale, nel quale si
riceve Cristo, l'anima viene ricolma di grazia
e ci è dato il pegno della gloria futura.
Partecipazione attiva dei fedeli alla messa
48. Perciò la Chiesa si preoccupa vivamente
che i fedeli non assistano come estranei
o muti spettatori a questo mistero di fede,
ma che, comprendendolo bene nei suoi riti
e nelle sue preghiere, partecipino all'azione
sacra consapevolmente, piamente e attivamente;
siano formati dalla parola di Dio; si nutrano
alla mensa del corpo del Signore; rendano
grazie a Dio; offrendo la vittima senza macchia,
non soltanto per le mani del sacerdote, ma
insieme con lui, imparino ad offrire se stessi,
e di giorno in giorno, per la mediazione
di Cristo, siano perfezionati nell'unità
con Dio e tra di loro, di modo che Dio sia
finalmente tutto in tutti.
49. Affinché poi il sacrificio della messa
raggiunga la sua piena efficacia pastorale
anche nella forma rituale, il sacro Concilio,
in vista delle messe celebrate con partecipazione
di popolo, specialmente la domenica e i giorni
di precetto, stabilisce quanto segue:
Revisione dell'ordinario della messa
50. L'ordinamento rituale della messa sia
riveduto in modo che apparisca più chiaramente
la natura specifica delle singole parti e
la loro mutua connessione, e sia resa più
facile la partecipazione pia e attiva dei
fedeli.
Per questo i riti, conservata fedelmente
la loro sostanza, siano semplificati; si
sopprimano quegli elementi che, col passare
dei secoli, furono duplicati o aggiunti senza
grande utilità; alcuni elementi invece, che
col tempo andarono perduti, siano ristabiliti,
secondo la tradizione dei Padri, nella misura
che sembrerà opportuna o necessaria.
Una più grande ricchezza biblica
51. Affinché la mensa della parola di Dio
sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza,
vengano aperti più largamente i tesori della
Bibbia in modo che, in un determinato numero
di anni, si legga al popolo la maggior parte
della sacra Scrittura.
L'omelia
52. Si raccomanda vivamente l'omelia, che
è parte dell'azione liturgica. In essa nel
corso dell'anno liturgico vengano presentati
i misteri della fede e le norme della vita
cristiana, attingendoli dal testo sacro.
Nelle messe della domenica e dei giorni festivi
con partecipazione di popolo non si ometta
l'omelia se non per grave motivo.
La " preghiera dei fedeli "
53. Dopo il Vangelo e l'omelia, specialmente
la domenica e le feste di precetto, sia ripristinata
la "orazione comune" detta anche
"dei fedeli", in modo che, con
la partecipazione del popolo, si facciano
speciali preghiere per la santa Chiesa, per
coloro che ci governano, per coloro che si
trovano in varie necessità, per tutti gli
uomini e per la salvezza di tutto il mondo.
Lingua nazionale e latino nella messa
54. Nelle messe celebrate con partecipazione
di popolo si possa concedere una congrua
parte alla lingua nazionale, specialmente
nelle letture e nella " orazione comune
" e, secondo le condizioni dei vari
luoghi, anche nelle parti spettanti al popolo,
a norma dell'art. 36 di questa costituzione.
Si abbia cura però che i fedeli sappiano
recitare e cantare insieme, anche in lingua
latina, le parti dell'ordinario della messa
che spettano ad essi. Se poi in qualche luogo
sembrasse opportuno un uso più ampio della
lingua nazionale nella messa, si osservi
quanto prescrive l'art. 40 di questa costituzione.
Comunione sotto le due specie
55. Si raccomanda molto quella partecipazione
più perfetta alla messa, nella quale i fedeli,
dopo la comunione del sacerdote, ricevono
il corpo del Signore con i pani consacrati
in questo sacrificio. Fermi restando i principi
dottrinali stabiliti dal Concilio di Trento,
la comunione sotto le due specie si può concedere
sia ai chierici e religiosi sia ai laici,
in casi da determinarsi dalla sede apostolica
e secondo il giudizio del vescovo, come per
esempio agli ordinati nella messa della loro
sacra ordinazione, ai professi nella messa
della loro professione religiosa, ai neofiti
nella messa che segue il battesimo.
Unità della messa
56. Le due parti che costituiscono in certo
modo la messa, cioè la liturgia della parola
e la liturgia eucaristica, sono congiunte
tra di loro così strettamente da formare
un solo atto di culto. Perciò il sacro Concilio
esorta caldamente i pastori d'anime ad istruire
con cura i fedeli nella catechesi, perché
partecipino a tutta la messa, specialmente
la domenica e le feste di precetto.
La concelebrazione
57.
1. La concelebrazione, che manifesta in modo
appropriato l'unità del sacerdozio, è rimasta
in uso fino ad oggi nella Chiesa, tanto in
Oriente che in Occidente. Perciò al Concilio
è sembrato opportuno estenderne la facoltà
ai casi seguenti:
1· a) al giovedì santo, sia nella messa crismale
che nella messa vespertina;
b) alle messe celebrate nei concili, nelle
riunioni di vescovi e nei sinodi;
c) alla messa di benedizione dre personalmente in qualche
modo i bisognosi, dato che questo ministero
a favore dei poveri è stato tenuto in grande
considerazione da parte della Chiesa fin
dalle origini.
Nello stabilire la quantità della retribuzione
per i presbiteri, occorre pensare che essa
deve consentire anche un tempo sufficiente
di ferie ogni anno; e i vescovi hanno il
dovere di controllare se i presbiteri dispongono
di questo necessario riposo.
Comunque, il rilievo maggiore va dato all'ufficio
che svolgono i sacri ministri. Per questo,
il sistema noto sotto il nome di sistema
beneficiale deve essere abbandonato, o almeno
riformato a fondo, in modo che la parte beneficiale--ossia
il diritto al reddito di cui è dotato l'ufficio
ecclesiastico--sia trattata come cosa secondaria,
e venga messo in primo piano, invece, l'ufficio
stesso. D'ora in avanti, inoltre, per ufficio
ecclesiastico si deve intendere qualsiasi
incarico conferito in modo stabile per un
fine spirituale.
Fondo comune e previdenza sociale
21. Deve essere sempre tenuto presente l'esempio
dei fedeli della primitiva Chiesa di Gerusalemme,
dove " tutto era ad essi comune "
(At 4,32) e " veniva diviso fra tutti
in base ai bisogni di ciascuno " (At
4,35). In conseguenza, è estremamente conveniente
che per il mantenimento del clero esista
una istituzione diocesana, amministrata dal
vescovo con la collaborazione di sacerdoti
delegati, e anche di laici esperti in economia,
se ce ne fosse bisogno. È anche auspicabile
che, nei limiti del possibile, venga costituita
in ogni diocesi o regione una cassa comune
da cui possono attingere i vescovi per far
fronte ai propri impegni nei riguardi delle
persone che prestano servizio a favore della
Chiesa, e per affrontare i diversi bisogni
della diocesi. Con questa cassa comune, inoltre,
le diocesi più dotate potranno venire incontro
a quelle più povere, in modo da bilanciare
con la propria abbondanza la loro scarsezza.
È bene che anche questa cassa comune sia
formata soprattutto in base alle offerte
dei fedeli; ma vi potranno affluire pure
i beni derivanti da altre fonti, che il diritto
dovrà precisare.
Oltre a ciò, nelle nazioni in cui la previdenza
sociale a favore del clero non è ancora sufficientemente
organizzata, le conferenze episcopali vi
devono provvedere, sempre nel massimo rispetto
delle leggi ecclesiastiche e civili. Fra
le varie soluzioni possibili vi sono, ad
esempio, gli istituti di previdenza di ambito
diocesano che operano per proprio conto o
uniti in federazione; gli istituti che operano
in una zona comprendente varie diocesi; e
infine organismi che coprono tutto il territorio
nazionale. In ogni caso, queste istituzioni
devono provvedere, sotto la vigilanza della
gerarchia, sia alla prevenzione e all'assistenza
sanitaria, sia al decoroso mantenimento dei
presbiteri che patiscono malattia, invalidità
o vecchiaia. I sacerdoti, dal canto loro,
devono appoggiare l'istituzione che sia stata
creata, spinti da un senso di solidarietà
verso i confratelli, che li porta a condividere
le loro pene e abbiano anche presente che
in tal modo si risparmieranno eccessive preoccupazioni
per il futuro, potendosi invece dedicare
con spirito evangelico alla pratica della
povertà e alla salvezza delle anime.
Infine, i responsabili facciano in modo che
gli istituti di previdenza di diverse nazioni
che operano in uno stesso settore siano collegati
fra di loro, perché così si consolideranno
e si estenderanno.
CONCLUSIONE ED ESORTAZIONE
22. Questo sacro Sinodo ha presenti le grandi
gioie di cui è ricca la vita sacerdotale;
ma ciò non significa che dimentichi le difficoltà
che i presbite devono affrontare nelle circostanze
della vita di oggi. Non ignora la profonda
trasformazione che tempi hanno operato nelle
strutture economiche sociali e nel costume;
e si rende conto che c'è sta un profondo
mutamento nella gerarchia dei valori che
viene comunemente adottata. Per questo i
minstri della Chiesa, e talvolta gli stessi
fedeli, si sentono quasi estranei nei confronti
del mondo di oggi si domandano angosciosamente
quali sono i mezzi le parole adatte per poter
comunicare con esso. non c'è dubbio che i
nuovi ostacoli per la fede, l'apparente inutilità
degli sforzi che si son fatti finora il crudo
isolamento in cui vengono a trovarsi possono
costituire un serio pericolo di scoraggiamento.
Ma sta di fatto che Dio ha amato tanto il
mondo --così come esso oggi si presenta all'amore
e al ministero dei presbiteri della Chiesa--da
dare per esso il Figlio suo unigenito. Ed
effettivamente questo mondo--vincolato certamente
a tanti peccati ma nello stesso tempo dotato
di risorse non irrilevanti--fornisce alla
Chiesa pietre vive che tutte insieme servono
a edificare l'abitazione di Dio nello Spirito.
E lo stesso Spirito Santo, mentre spinge
la Chiesa ad aprire vie nuove per arrivare
al mondo, di oggi, suggerisce e incoraggia
gli opportuni aggiornamenti e adattamenti
del ministero sacerdotale.
I presbiteri non devono perdere di vista
che nel loro lavoro non sono mai soli, perché
hanno come sostegno l'onnipotenza di Dio.
Abbiano fede in Cristo che li chiamò a partecipare
del suo sacerdozio: e con questa fede si
dedichino con tutta l'anima fiduciosamente
al loro ministero, nella consapevolezza che
Dio è Ø= € concedere
l'uso della lingua nazionale nell'ufficio
divino, anche celebrato in coro, purché la
versione sia approvata.
3. Ogni chierico obbligato all'ufficio divino,
che lo recita in lingua nazionale con i fedeli
o con quelle persone ricordate al 2, soddisfa
al suo obbligo, purché il testo della versione
sia approvato.
CAPITOLO V
L'ANNO LITURGICO
Il senso dell'anno liturgico
102. La santa madre Chiesa considera suo
dovere celebrare l'opera salvifica del suo
sposo divino mediante una commemorazione
sacra, in giorni determinati nel corso dell'anno.
Ogni settimana, nel giorno a cui ha dato
il nome di domenica, fa memoria della risurrezione
del Signore, che essa celebra anche una volta
all'anno, unitamente alla sua beata passione,
con la grande solennità di Pasqua. Nel corso
dell'anno poi, distribuisce tutto il mistero
di Cristo dall'Incarnazione e dalla Natività
fino all'Ascensione, al giorno di Pentecoste
e all'attesa della beata speranza e del ritorno
del Signore. Ricordando in tal modo i misteri
della redenzione, essa apre ai fedeli le
ricchezze delle azioni salvifiche e dei meriti
del suo Signore, le rende come presenti a
tutti i tempi e permette ai fedeli di venirne
a contatto e di essere ripieni della grazia
della salvezza.
103. Nella celebrazione di questo ciclo annuale
dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera
con particolare amore la beata Maria, madre
di Dio, congiunta indissolubilmente con l'opera
della salvezza del Figlio suo: in Maria ammira
ed esalta il frutto più eccelso della redenzione,
ed in lei contempla con gioia, come in una
immagine purissima, ciò che essa desidera
e spera di essere nella sua interezza.
104. La Chiesa ha inserito nel corso dell'anno
anche la memoria dei martiri e degli altri
santi che, giunti alla perfezione con l'aiuto
della multiforme grazia di Dio e già in possesso
della salvezza eterna, in cielo cantano a
Dio la lode perfetta e intercedono per noi.
Nel giorno natalizio dei santi infatti la
Chiesa proclama il mistero pasquale realizzato
in essi, che hanno sofferto con Cristo e
con lui sono glorificati; propone ai fedeli
i loro esempi che attraggono tutti al Padre
per mezzo di Cristo; e implora per i loro
meriti i benefici di Dio.
105. La Chiesa, infine, nei vari tempi dell'anno,
secondo una disciplina tradizionale, completa
la formazione dei fedeli per mezzo di pie
pratiche spirituali e corporali, per mezzo
dell'istruzione, della preghiera, delle opere
di penitenza e di misericordia. Pertanto
al sacro Concilio è piaciuto stabilire quanto
segue:
Valorizzazione della domenica
106. Secondo la tradizione apostolica, che
ha origine dallo stesso giorno della risurrezione
di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale
ogni otto giorni, in quello che si chiama
giustamente <~ giorno del Signore "
o " domenica ". In questo giorno
infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea
per ascoltare la parola di Dio e partecipare
alla eucaristia e così far memoria della
passione, della risurrezione e della gloria
del Signore Gesù e render grazie a Dio, che
li " ha rigenerati nella speranza viva
per mezzo della risurrezione di Gesù Cristo
dai morti" (1 Pt 1,3). Per questo la
domenica è la festa primordiale che deve
essere proposta e inculcata alla pietà dei
fedeli, in modo che risulti anche giorno
di gioia e di riposo dal lavoro. Non le venga
anteposta alcun'altra solennità che non sia
di grandissima importanza, perché la domenica
è il fondamento e il nucleo di tutto l'anno
liturgico.
Riforma dell'anno liturgico
107. L'anno liturgico sia riveduto in modo
che, conservati o restaurati gli usi e gli
ordinamenti tradizionali dei tempi sacri
secondo le condizioni di oggi, venga mantenuto
il loro carattere originale per alimentare
debitamente la pietà dei fedeli nella celebrazione
dei misteri della redenzione cristiana, ma
soprattutto nella celebrazione del mistero
pasquale. Gli adattamenti poi alle varie
condizioni dei luoghi, se saranno necessari,
si facciano a norma degli articoli 39 e 40.
108. L'animo dei fedeli sia indirizzato prima
di tutto verso le feste del Signore, nelle
quali durante il corso dell'anno si celebrano
i misteri della salvezza. Perciò il proprio
del tempo abbia il suo giusto posto sopra
le feste dei santi, in modo che sia convenientemente
celebrato l'intero ciclo dei misteri della
salvezza.
La quaresima
109. Il duplice carattere della quaresima--il
quale, soprattutto mediante il ricordo o
la preparazione al battesimo e mediante la
penitenza, invita i fedeli all'ascolto più
frequente della parola di Dio e alla preghiera
e li dispone così a celebrare il mistero
pasquale--, sia posto in maggior evidenza
tanto nella liturgia quanto nella catechesi
liturgica.
Perciò:
a) si utilizzino più abbondantemente gli
elementi battesimali propri della liturgia
quaresimale e, se opportuno, se ne riprendano
anche altri dall'antica tradizione;
b) lo stesso si dica degli elementi penitenziali.
Quanto alla catechesi poi, si inculchi nell'animo
dei fedeli, insieme con le conseguenze sociali
del peccato, quell'aspetto particolare della
penitenza che detesta il peccato come offesa
di Dio. Né si dimentichi il ruolo della Chiesa
nell'azione penitenziale e si solleciti la
preghiera per i peccatori.
110. La penitenza quaresimale non sia soltanto
interna e individuale, ma anche esterna e
sociale. E la pratica penitenziale sia incoraggiata
e raccomandata dalle autorità, di cui all'art.
22, secondo le possibilità del nostro tempo
e delle diverse regioni, nonché secondo le
condizioni dei fedeli. Sia però religiosamente
conservato il digiuno pasquale, da celebrarsi
ovunque il venerdì della passione e morte
del Signore, e da protrarsi, se possibile,
anche al sabato santo, in modo da giungere
con cuore elevato e liberato alla gioia della
domenica di risurrezione.
Le feste dei santi
111. La Chiesa, secondo la sua tradizione,
venera i santi e tiene in onore le loro reliquie
autentiche e le loro immagini. Le feste dei
santi infatti proclamano le meraviglie di
Cristo nei suoi servi e propongono ai fedeli
opportuni esempi da imitare. Perché le feste
dei santi non abbiano a prevalere sulle feste
che commemorano i misteri della salvezza,
molte di esse siano celebrate da ciascuna
Chiesa particolare, nazione o famiglia religiosa;
siano invece estese a tutta la Chiesa soltanto
quelle che celebrano santi di importanza
veramente universale.
CAPITOLO VI
LA MUSICA SACRA
Dignità della musica sacra
112. La tradizione musicale della Chiesa
costituisce un patrimonio d'inestimabile
valore, che eccelle tra le altre espressioni
dell'arte, specialmente per il fatto che
il canto sacro, unito alle parole, è parte
necessaria ed integrante della liturgia solenne.
Il canto sacro è stato lodato sia dalla sacra
Scrittura, sia dai Padri, sia dai romani
Pontefici; costoro recentemente, a cominciare
da S. Pio X, hanno sottolineato con insistenza
il compito ministeriale della musica sacra
nel culto divino. Perciò la musica sacra
sarà tanto più santa quanto più strettamente
sarà unita all'azione liturgica, sia dando
alla preghiera un'espressione più soave e
favorendo l'unanimità, sia arricchendo di
maggior solennità i riti sacri. La Chiesa
poi approva e ammette nel culto divino tutte
le forme della vera arte, purché dotate delle
qualità necessarie. Perciò il sacro Concilio,
conservando le norme e le prescrizioni della
disciplina e della tradizione ecclesiastica
e considerando il fine della musica sacra,
che è la gloria di Dio e la santificazione
dei fedeli, stabilisce quanto segue.
La liturgia solenne
113. L'azione liturgica riveste una forma
più nobile quando i divini uffici sono celebrati
solennemente con il canto, con i sacri ministri
e la partecipazione attiva del popolo. Quanto
all'uso della lingua, si osservi l'art. 36;
per la messa l'art. 54; per i sacramenti
l'art. 63; per l'ufficio divino l'art. 101.
114. Si conservi e si incrementi con grande
cura il patrimonio della musica sacra. Si
promuovano con impegno le " scholae
cantorum " in specie presso le chiese
cattedrali. I vescovi e gli altri pastori
d'anime curino diligentemente che in ogni
azione sacra celebrata con il canto tutta
l'assemblea dei fedeli possa partecipare
attivamente, a norma degli articoli 28 e
30.
Formazione musicale
115. Si curi molto la formazione e la pratica
musicale nei seminari, nei re personalmente in qualche
modo i bisognosi, dato che questo ministero
a favore dei poveri è stato tenuto in grande
considerazione da parte della Chiesa fin
dalle origini.
Nello stabilire la quantità della retribuzione
per i presbiteri, occorre pensare che essa
deve consentire anche un tempo sufficiente
di ferie ogni anno; e i vescovi hanno il
dovere di controllare se i presbiteri dispongono
di questo necessario riposo.
Comunque, il rilievo maggiore va dato all'ufficio
che svolgono i sacri ministri. Per questo,
il sistema noto sotto il nome di sistema
beneficiale deve essere abbandonato, o almeno
riformato a fondo, in modo che la parte beneficiale--ossia
il diritto al reddito di cui è dotato l'ufficio
ecclesiastico--sia trattata come cosa secondaria,
e venga messo in primo piano, invece, l'ufficio
stesso. D'ora in avanti, inoltre, per ufficio
ecclesiastico si deve intendere qualsiasi
incarico conferito in modo stabile per un
fine spirituale.
Fondo comune e previdenza sociale
21. Deve essere sempre tenuto presente l'esempio
dei fedeli della primitiva Chiesa di Gerusalemme,
dove " tutto era ad essi comune "
(At 4,32) e " veniva diviso fra tutti
in base ai bisogni di ciascuno " (At
4,35). In conseguenza, è estremamente conveniente
che per il mantenimento del clero esista
una istituzione diocesana, amministrata dal
vescovo con la collaborazione di sacerdoti
delegati, e anche di laici esperti in economia,
se ce ne fosse bisogno. È anche auspicabile
che, nei limiti del possibile, venga costituita
in ogni diocesi o regione una cassa comune
da cui possono attingere i vescovi per far
fronte ai propri impegni nei riguardi delle
persone che prestano servizio a favore della
Chiesa, e per affrontare i diversi bisogni
della diocesi. Con questa cassa comune, inoltre,
le diocesi più dotate potranno venire incontro
a quelle più povere, in modo da bilanciare
con la propria abbondanza la loro scarsezza.
È bene che anche questa cassa comune sia
formata soprattutto in base alle offerte
dei fedeli; ma vi potranno affluire pure
i beni derivanti da altre fonti, che il diritto
dovrà precisare.
Oltre a ciò, nelle nazioni in cui la previdenza
sociale a favore del clero non è ancora sufficientemente
organizzata, le conferenze episcopali vi
devono provvedere, sempre nel massimo rispetto
delle leggi ecclesiastiche e civili. Fra
le varie soluzioni possibili vi sono, ad
esempio, gli istituti di previdenza di ambito
diocesano che operano per proprio conto o
uniti in federazione; gli istituti che operano
in una zona comprendente varie diocesi; e
infine organismi che coprono tutto il territorio
nazionale. In ogni caso, queste istituzioni
devono provvedere, sotto la vigilanza della
gerarchia, sia alla prevenzione e all'assistenza
sanitaria, sia al decoroso mantenimento dei
presbiteri che patiscono malattia, invalidità
o vecchiaia. I sacerdoti, dal canto loro,
devono appoggiare l'istituzione che sia stata
creata, spinti da un senso di solidarietà
verso i confratelli, che li porta a condividere
le loro pene e abbiano anche presente che
in tal modo si risparmieranno eccessive preoccupazioni
per il futuro, potendosi invece dedicare
con spirito evangelico alla pratica della
povertà e alla salvezza delle anime.
Infine, i responsabili facciano in modo che
gli istituti di previdenza di diverse nazioni
che operano in uno stesso settore siano collegati
fra di loro, perché così si consolideranno
e si estenderanno.
CONCLUSIONE ED ESORTAZIONE
22. Questo sacro Sinodo ha presenti le grandi
gioie di cui è ricca la vita sacerdotale;
ma ciò non significa che dimentichi le difficoltà
che i presbite devono affrontare nelle circostanze
della vita di oggi. Non ignora la profonda
trasformazione che tempi hanno operato nelle
strutture economiche sociali e nel costume;
e si rende conto che c'è sta un profondo
mutamento nella gerarchia dei valori che
viene comunemente adottata. Per questo i
minstri della Chiesa, e talvolta gli stessi
fedeli, si sentono quasi estranei nei confronti
del mondo di oggi si domandano angosciosamente
quali sono i mezzi le parole adatte per poter
comunicare con esso. non c'è dubbio che i
nuovi ostacoli per la fede, l'apparente inutilità
degli sforzi che si son fatti finora il crudo
isolamento in cui vengono a trovarsi possono
costituire un serio pericolo di scoraggiamento.
Ma sta di fatto che Dio ha amato tanto il
mondo --così come esso oggi si presenta all'amore
e al ministero dei presbiteri della Chiesa--da
dare per esso il Figlio suo unigenito. Ed
effettivamente questo mondo--vincolato certamente
a tanti peccati ma nello stesso tempo dotato
di risorse non irrilevanti--fornisce alla
Chiesa pietre vive che tutte insieme servono
a edificare l'abitazione di Dio nello Spirito.
E lo stesso Spirito Santo, mentre spinge
la Chiesa ad aprire vie nuove per arrivare
al mondo, di oggi, suggerisce e incoraggia
gli opportuni aggiornamenti e adattamenti
del ministero sacerdotale.
I presbiteri non devono perdere di vista
che nel loro lavoro non sono mai soli, perché
hanno come sostegno l'onnipotenza di Dio.
Abbiano fede in Cristo che li chiamò a partecipare
del suo sacerdozio: e con questa fede si
dedichino con tutta l'anima fiduciosamente
al loro ministero, nella consapevolezza che
Dio è Ø= €